Napoli, De Luca si sfila dalla riunione coi ristoratori arrabbiati e manda a mediare sui ristori l’assessore e il capo di gabinetto

Vincenzo De Luca
Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca (foto Kontrolab)

Al tavolo con i rappresentanti di ristoratori e titolari di pubblici esercizi, Vincenzo De Luca ha scelto di non esserci. Benché la riunione l’abbia convocata proprio lui, dopo i due giorni di protesta dei ristoratori contro l’ordinanza regionale che conferma (contro l’orientamento del Governo centrale) la Campania in zona arancione e fa divieto di vendere da asporto qualsiasi tipo di bevanda, caffè incluso, dopo le 11 del mattino.

Al suo posto c’erano l’assessore al commercio Antonio Marchiello e il capo di gabinetto del presidente De Luca, Maurizio Borgo, che – in video conferenza – hanno provato a dialogare con una categoria comprensibilmente arrabbiata e delusa. Arrabbiata non solo per l’ennesima mancata possibilità di tornare a lavoro (quasi) a pieno regime, seppur per 4 giorni, ma arrabbiata soprattutto perché l’ordinanza che ha mandato in fumo le riaperture è arrivate con una tempistica che non ha tenuto conto degli investimenti nell’acquisto di prodotti alimentari fatti dai ristoratori in vista della promessa (dal premier Conte) zona gialla.

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Sul tavolo i rappresentati di Palazzo Santa Lucia hanno esclusivamente messo una generica disponibilità a «venire incontro con i ristori» ai rappresentanti di Fipe-Concommercio, Aicast e Confesercenti. Non si è parlato, però, di importi, di cifre che la Regione intende mettere a disposizione per sostenere la categoria per questi 4 giorni di zona arancione. Questo aspetto sarà, con buona probabilità, oggetto di un nuovo incontro che potrebbe tenersi a stretto giro. Presenti al tavolo anche il presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola, ed i suoi colleghi di Salerno, Caserta ed Avellino. Fiola ha dato disponibilità a contribuire al sostegno delle imprese di ristorazione.

Insomma, un nulla di nulla. Almeno per le associazioni di categoria, che da mesi lamentano un mancato dialogo con la Regione e chiedono, invano, un’interlocuzione continua con l’inquilino più importante di Palazzo Santa Lucia per trovare la quadra di decisione il più largamente condivise possibile. Perché in Campania il problema dei ristoratori – già a partire dall’inizio dell’emergenza sanitaria – non sono le disposizioni del Governo che, seppur penalizzanti sul piano economico, sono comunque sostanzialmente uguali per tutti, ma sono le restrizioni che di volta in volta De Luca impone, inasprendo le decisioni del Governo e penalizzando il settore campano rispetto al resto d’Italia. «Non so domani che cosa potrà succedere – ha detto ai giornalisti Antonino Della Notte, dell’Associazione industria, commercio e servizi (Aicast) – finora ci siamo sforzati di mediare con la base, ma la nostra dignità è stata messa sotto i piedi».

Per ora i ristoratori hanno sospeso il blocco stradale in via Partenope che tagliava in due la città, ma domani la protesta potrebbe riprendere. Ad inasprire ancora di più gli animi vi è il fatto che a Capri e ad Anacapri le attività di ristorazione funzionano regolarmente: i sindaci si sono ribellati a De Luca e hanno firmato un’ordinanza che proietta le loro comunità in zona gialla con tutti i vantaggi del caso. Come previsto dai dispositivi comunali, dunque, da questa mattina alle 5 ristoranti, bar, pub e pasticcerie del territorio isolano avevano diritto di restare aperti sino alle ore 18, permettendo inoltre la consumazione al tavolo per un massimo di quattro clienti, salvo che siano conviventi. Del caso si e’ interessato il Prefetto di Napoli come spiegato dal vicesindaco di Anacapri Franco Cerrotta che ha firmato l’ordinanza comunale che ha raccontato che il Prefetto ha telefonato chiedendo di soprassedere rispetto all’ordinanza comunale.

domenica, 20 Dicembre 2020 - 21:17
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