«Cavo corroso e zero manutenzione», così crollò il Ponte Morandi. La super perizia: ultima ‘riparazione’ nel 1993

Il ponte Morandi crollato a Genova il 14 agosto 2018

«Corrosione della parte sommitale del tirante della pila 9»: è in queste poche parole la sintesi della super perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari di Genova per indagare come e perché nell’agosto del 2018 il Ponte Morandi causando 43 vittime. I periti scrivono direttamente che quella corrosione è stata la «causa scatenante» del crollo, ma non solo: «se i controlli e le manutenzioni fossero stati eseguiti correttamente – aggiungono – con ogni probabilità avrebbero impedito il crollo». Utile sarebbe stato, scrivono ancora i consulenti, l’operazione di retrofitting, un intervento che «avrebbe evitato con elevata probabilità» il crollo con le sue drammatiche conseguenze.

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E’ di quasi 500 pagine la super perizia stilata da 4 esperti nominati dal gip genovese (Giampaolo Rosati e Stefano Tubaro del Politecnico di Milano e Massimo Rosa e Renzo Valentini dell’Università di Pisa) che di fatto conferma le ipotesi degli inquirenti, che sin dall’inizio hanno puntato il dito sul crollo causato dalla corrosione dei cavi di uno strallo. Una corrosione che poi ha comportato il cedimento dell’intera struttura e questo perché la rottura del tirante, scrivono sempre i consulenti, «provoca la rottura della simmetria che attiva il collasso». Un tragico effetto domino, insomma: il cavo era corroso e si è tirato dietro tutto il ponte, e la corrosione a sua volta sarebbe stata cagionata da scarsa manutenzione. A sua volta, la scarsa manutenzione dipende dalla mancanza di controlli e ispezioni. Così per i super consulenti del gip di Genova si è consumata la strage del Morandi, e queste sarebbero le presunte responsabilità di Autostrade per l’Italia che «avrebbe dovuto avere una conoscenza adeguata di come l’opera era stata costruita, valutando la rispondenza con i documenti progettuali, cosa che avrebbe permesso di individuare il grave difetto costruttivo nell’ultimo tratto del tirante in corrispondenza della sommità dell’antenna, consentendo di prevedere e tenere sotto controllo il processo di degrado».

Il degrado invece ha prosperato su quel viadotto, secondo le conclusioni della superperizia, in cui si sottolinea come dalla sua inaugurazione nel 1967, ci sia stato un sistematico ‘omissis’ sulla manutenzione e questo nonostante lo stesso architetto Riccardo Morandi che lo aveva progettato avesse spesso sottolineato il rischio di corrosione. Già nel 1985 la struttura presentava segni di ammaloramento, dicono i periti, e l’ultimo intervento sui tiranti delle pile 9 e 10 risale addirittura al 1993: 27 anni fa. Da allora, è la tesi della perizia, nulla è stato fatto per arginare la corrosione.

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martedì, 22 Dicembre 2020 - 08:59
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