Bufera procure, Palamara e Fuzio insieme sul banco degli imputati: ok alla riunione dei procedimenti dinanzi al gup

Luca Palamara
Luca Palamara al centro dello scandalo sulle toghe

L’ex pm romano Luca Palamara e il magistrato (in pensione) Riccardo Fuzio si ritroveranno insieme nelle insolite vesti di imputati per rispondere delle (diverse) accuse che la procura di Perugia contesta loro nell’ambito dell’inchiesta dalla quale si è originato lo tsunami che ha travolto la magistratura. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Perugia ha deciso di accogliere la richiesta della procura di riunire i procedimenti a carico di Palamara e di Fuzio trattandosi di fatti direttamente collegati.

Le ipotesi di reato contestate, però, sono diverse: Palamara risponde di concorso in corruzione per un atto di ufficio perché avrebbe ricevuto regali o altre utilità dall’imprenditore Centofanti, mentre Fuzio di rivelazione del segreto di ufficio con l’ex magistrato romano. Proprio i rapporti tra Fuzio e Palamara emerse dalle famose conversazioni che hanno scosso il mondo delle toghe hanno costretto Fuzio ad anticipare la pensione, lasciando così le funzioni di procuratore generale della Cassazione. 

Il giudice si è invece riservato di decidere su una serie di altre questioni e l’udienza tenutasi martedì 22 dicembre è stata quindi rinviata all’8 febbraio. La Procura del capoluogo umbro durante la scorsa udienza aveva chiesto la modifica del capo di imputazione nel confronti di Palamara, ritenendo che le presunte utilità ricevute sarebbero legate alla sua funzione all’interno del Csm. In particolare in relazione alle nomine di dirigenti degli Uffici e ai procedimenti disciplinari. «Noi riteniamo che la nuova imputazione sia del tutto generica e quindi non ci permette di difenderci perché non sappiamo di cosa siamo accusati» ha spiegato il difensore di Palamara, l’avvocato Benedetto Buratti, al termine dell’udienza di martedì, spiegando di avere sollevato una eccezione sulla questione.

Per Procura non c’è  stata però alcuna modifica ma il capo d’accusa è stato solo “precisato”. Sempre la difesa di Palamara ha chiesto «l’estromissione di tutte le parti civili, compreso Ministero e Presidenza del Consiglio, ritenendo che l’unica astrattamente persona offesa sia il Consiglio superiore della magistratura che invece non è stato nemmeno citato».

Altra eccezione sollevata dalla difesa quella legata alla competenza territoriale. «La prima utilità che viene contesta a Palamara, nel 2014, è un viaggio a Favignana – ha spiegato l’avvocato – e quindi a nostro parere la competenza dovrebbe ricadere su Trapani». Il procuratore Cantone ha invece ribadito che la competenza «è della procura della Repubblica di Perugia». Secondo il magistrato infatti quello di Favignana «non è il primo accertamento» a carico di Palamara. Ce ne sono infatti altri precedenti – ha detto davanti al gup Cantone – di quando operava come consigliere del Csm a Roma. Di qui la competenza ex articolo 11 della procura perugina.

giovedì, 24 Dicembre 2020 - 07:34
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