Non c’è pace per la scuola: aperture in ordine sparso e disorganizzazione, così il rientro in classe diventa un puzzle

La protesta di mamme e bambini davanti alla Regione il 16 ottobre 2020 (foto Kontrolab)

Caos decisionale e Babele di ordinanze complicano ancora una volta la riapertura delle scuole nell’Italia messa in ginocchio dal Coronavirus. Il Governo, prima di Natale, dopo il risibile tentativo di riaprirle una settimana prima delle feste, ha poi puntato tutto sul 7 gennaio. In primis il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, ormai titolare di un ministero invisibile, aveva indicato il giorno dopo l’epifania, che è giovedì, per far riaprire i cancelli degli istituti scolastici in tutta la Penisola e indurre ad una ripresa delle lezioni in presenza quantomeno graduale e alternata dalla didattica a distanza. Ma tant’è: le valutazioni del Comitato tecnico scientifico, che guardano alla curva dei contagi, le difficoltà dei dirigenti scolastici e la atavica disorganizzazione del Paese hanno catapultato di nuovo studenti e personale scolastico nell’incertezza. Le Regioni, dal canto loro, forti della possibilità di decidere con ordinanza, si sono mosse in autonomia. Il risultato è un puzzle di date per il rientro non omogeneo e che, ancora una volta, finisce per penalizzare i ragazzi, soprattutto quelli campani che dall’inizio dell’emergenza di fatto studiano a casa, se si eccettuano i bambini di prima e seconda elementare.

Quale dunque la situazione attuale? Il governo ha stabilito che gli studenti di elementari e medie, oltre ai piccoli dell’infanzia, torneranno in classe il 7 gennaio come da calendario. Discorso diverso invece per chi frequenta le superiori per i quali il rientro in presenza sarà l’11 gennaio, con presenze al 50 per cento. Ma  in Veneto e Friuli Venezia Giulia le secondarie resteranno chiuse fino al 31 gennaio, in Piemonte la didattica a distanza del 100% della platea scolastica è prolungata fino al 16, nelle Marche si è deciso di far proseguire la didattica a distanza per le scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, al 100% fino al 31 gennaio.

In Alto Adige invece, da oggi gli studenti delle scuole superiori torneranno stabilmente a scuola in presenza. Oggi e venerdì 8 l’orario dell’attività didattica rimarrà provvisorio, diventando definitivo a partire da lunedì 11 gennaio. Nelle scuole superiori e negli istituti professionali in lingua italiana, le attività scolastiche e didattiche si svolgeranno da un minimo del 50% fino ad un massimo del 75% degli studenti in presenza. Lo stesso obiettivo vale per le scuole in lingua tedesca e ladina.

Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha firmato l’ordinanza in base alla quale a partire dal 18 gennaio sarà valutata, dal punto di vista epidemiologico generale la possibilità del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria, e successivamente, dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado. Per tutti resta confermata la didattica a distanza dal 7 gennaio. La scuola dell’infanzia e i primi due anni delle elementari torneranno in presenza l’11 gennaio.

In una situazione del genere, la polemica è servita soprattutto ai presidi che appaiono sempre di più come baluardi abbandonati nel mare mosso delle decisioni nazionali e locali. Dal mondo della scuola si alza la voce dei presidi, critici per il braccio di ferro tra Regioni e Governo che va avanti da diversi giorni: «Fatico a capire le motivazioni di questo tira e molla continuo tra Regioni e Governo. Come le loro visioni possano essere così distanti se si basano sugli stessi dati. Riprendere la frequenza il 7 o l’11 gennaio non cambia la situazione di contagi, scuole e trasporti – ha dichiarato il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli all’Adnkronos – Se il rapporto dell’Iss attesta che le scuole, dove le mascherine vengono indossate e tutte le regole di distanziamento vengono rispettate, non sono focolaio di contagio, dobbiamo avere il coraggio politico di far tornare gli studenti in presenza – continua -. E se il problema è quello del trasporto pubblico, allora lo si deve riorganizzare o potenziare di conseguenza e senza indugi. Siamo tutti stanchi di polemiche politiche che a volte sembrano pretestuose. Oggi sono stati diffusi i risultati di un sondaggio di ‘Save the Children’ che ci racconta una generazione di studenti stanca, preoccupata, ansiosa che ha la sensazione di aver sprecato un anno e che pensa di pagare in prima persona il prezzo dell’incapacità degli adulti nella gestione della pandemia. Non possiamo far pagare a questi ragazzi un prezzo così alto».

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mercoledì, 6 Gennaio 2021 - 09:05
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