Usa, anche Snapchat dà il benservito a Trump. Altri arresti per l’assalto a Capitol Hill: c’è il figlio di un giudice


Adesso Donald Trump è diventato scomodo. A tutti i social network. Si allunga infatti l’elenco delle piattaforme che hanno deciso di silenziare il tycoon, una decisione che di fatto suona come una sorta di ‘rimozione’ di Trump dalla carica di presidente degli Stati Uniti d’America alla quale il tycoon ha invece cercato di attaccarsi disperatamente nonostante l’esito elettorale del 3 novembre.

Se fino a poche settimane, tutti i social avevano comunque sia dato spazio ai messaggi di Trump, pure quelli più ‘forti’, adesso che il Congresso ha certificato la vittoria di Biden stabilendone l’insediamento il 20 gennaio ogni timore reverenziale è caduto. E così ecco arrivare la censura anche di Snapchat. La piattaforma, che è un incrocio tra chat e sociale network della rete, ha bandito Trump in via definitiva: la decisione è arrivata dopo l’iniziale sospensione a tempo indeterminato dell’account del tycoon.

«Nell’interesse della sicurezza pubblica e sulla base dei suoi tentativi di diffondere disinformazione, incitamento all’odio e incitamento alla violenza, che sono chiare violazioni delle nostre linee guida, abbiamo deciso di chiudere definitivamente il suo account», ha un portavoce di Snapchat citato dalla CNN. Prima di Snapchat, dopo l’assalto dei suoi sostenitori al Campidoglio degli Stati Uniti, anche Facebook ha sospeso l’account di Trump «a tempo indeterminato», mentre Twitter ha bandito Trump completamente. Martedì, YouTube ha annunciato che sospendeva il canale di Trump per almeno una settimana, e potenzialmente più a lungo.

La molla che ha spinto i social a scaricare Trump è stata rappresentata dall’assalto al Campidoglio a Washington nelle ore in cui il Congresso era chiamato a ratificare la vittoria di Biden. L’insurrezione, che non ha precedenti nella storia degli Usa, sta portando a numerosi arresti. Tra questi vi è anche quello ai danni del figlio di un giudice della Corte Suprema di Brooklyn che partecipò all’assalto la sera del 6 gennaio: Aaron Mostofsky era stato immortalato mentre si aggirava nelle sale del Congresso con una buffa pelliccia, un giubbotto antiproiettile e uno scudo antisommossa, questi ultimi due presumibilmente rubati alla polizia. 

giovedì, 14 Gennaio 2021 - 02:48
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