Camorra, cold case del 1996 risolto grazie al Dna: arrestati i killer che trucidarono un affiliato che aveva tradito il clan

La polizia

Le violenze e gli attentati furono così tanti, e destabilizzarono così tanto il territorio casertano, che l’allora prefetto di Caserta decise di varare un’ordinanza speciale, la prima in Italia dalla prima guerra mondiale, al fine di bloccare quell’onda sanguinaria che stava terrorizzando più paesi. Il provvedimento emesso nel 1998, e che fu ribattezzato coprifuoco ‘anticamorra’, prevedeva per 20 giorni la chiusura di bar e circoli a Marcianise dopo le ore 22 ed era il tentativo dello Stato di imporre un epilogo alla faida tra Belforte e Piccolo-Letizia che stava insanguinando la zona. Una faida iniziata nel 1986 che, a dispetto delle decisioni prefettizie, terminò solo nel 2007: più di venti anni di violenze che oggi tornano alla ribalta grazie alla riapertura e alla soluzione di un ‘cold case’, un caso irrisolto di omicidio avvenuto proprio nell’ambito di quel conflitto tra i clan.

La Squadra Mobile della Questura di Caserta, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Milano, L’Aquila, Parma e Nuoro, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della  Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di quattro persone, accusate di omicidio pluriaggravato in concorso. Si tratta dell’omicidio di Luca Famiano avvenuto nel luglio del 1996, realizzato secondo gli inquirenti per agevolare il clan Piccolo-Letizia di Marcianise e i “Perreca” di Recale. La persone colpite dalla misura sono Antimo Mastroianni (56enne di Recale), Achille Piccolo (46enne di Caserta), Antimo Perreca (64enne di Recale) e Achille Piccolo (43enne di Caserta).

Il delitto si inquadra nell’ambito della cruenta faida che, al fine di stabilire il predominio criminale su Caserta e comuni limitrofi, ha visto fronteggiarsi per oltre un ventennio due potenti fazioni camorristiche: il gruppo “Belforte” alias “Mazzacane”, di estrazione cutoliana, e il gruppo “Piccolo-Letizia” alias “Quaqquaroni”, confederato con il clan “Perreca” di Recale. Al tempo, lo scontro tra i clan raggiunse livelli di violenza tali che, come detto, nel gennaio del 1998, l’allora prefetto di Caserta emise “il coprifuoco anti-camorra”.

In tale cornice criminale, come ricostruito dalla Squadra Mobile di Caserta, cui sono state delegate le indagini, il 31 luglio del 1996 Luca Famiano fu ucciso perché era transitato dal clan “Piccolo-Perreca” a quello rivale dei “Belforte”. In particolare, un gruppo di persone, incappucciate e armate di pistole e mitra, intorno alle ore 8 di quel giorno, tesero un agguato a Famiano mentre, in macchina con la sua convivente, si trovava nei pressi della propria abitazione di San Clemente, frazione di Caserta. Era seguito a ruota da un’altra macchina su cui viaggiavano suo cognato, la fidanzata e due sue nipoti. I criminali fecero fuoco all’impazzata sulle auto con i mitra e le pistole, determinando il quasi immediato decesso di Famiano, morto poco dopo in ospedale, e il ferimento grave delle sue nipoti. Dopo il raid, i delinquenti si dileguarono a bordo di un’auto scura di grossa cilindrata, poi risultata una Lancia Thema rubata alcuni giorni prima. Durante la fuga, l’autovettura fu notata e inseguita da una volante della polizia che, tuttavia, non riuscì a fermarla a causa dell’azione di disturbo realizzata da un’altra macchina il cui conducente fupoi  arrestato. Tuttavia, poco dopo la Lancia Thema fu individuata, ormai abbandonata. Al suo interno furono sequestrati numerosi oggetti riconducibili ai killer, tra i quali passamontagna, guanti e altro, oltre ad alcune munizioni calibro 7.62×39 (il calibro tipico del kalashnikov). Poco distante sarebbe stato successivamente rinvenuto altro materiale, tra cui anche due dei mitragliatori che, come successivamente accertato, erano stati impiegati per l’agguato. Altro materiale ancora, tra cui anche dei teli di spugna e un passamontagna, fu rinvenuto all’interno dell’appartamento disabitato dal quale erano usciti i killer per effettuare l’agguato.

Lo sviluppo delle indagini, forti anche del contributo delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, è arrivato a una svolta allorquando, grazie ai più recenti progressi tecnologici nel campo della genetica forense, è stato possibile estrapolare frammenti di Dna su alcuni campioni biologici rinvenuti sugli effetti personali sequestrati nell’appartamento e nella macchina. A distanza di oltre 21 anni, infatti, è stato accertato che il Dna isolato corrisponde a quello di due dei quattro soggetti arrestati, in particolare Antimo Mastroianni e Antimo Perreca. L’integrazione di tale dato scientifico col restante corredo investigativo ha rafforzato il quadro accusatorio che vede responsabili i due Achille Piccolo e Antimo Mastroianni, quali esecutori materiali, e Antimo Perreca, quale mandante, dell’omicidio di Luca Famiano. Achille Piccolo (43enne) è stato rintracciato e catturato presso un’abitazione di Milano; pertanto, terminati gli atti di rito, è stato associato alle casa circondariale competente. Allo stesso tempo, Achille Piccolo (46enne), Antimo Mastroianni e Antimo Perreca sono stati raggiunti dalla misura presso le case circondariali di L’Aquila, Parma e Nuovo ove si trovano già ristretti per altra causa.

lunedì, 18 Gennaio 2021 - 15:30
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