Crisi di Governo, il Renzi ripudiato ottiene comunque una vittoria: il premier Conte rinuncia alla delega all’Intelligence

giuseppe conte
Giuseppe Conte durante l'informativa al Senato

«Viste le nuove sfide e anche gli impegni internazionali, non intendo mantenere la delega all’Agricoltura se non lo stretto necessario e mi avvarrò anche della facoltà di designare un’autorità delegata per l’intelligence di mia fiducia». Così Giuseppe Conte sgombra il campo da una delle polemiche che lo hanno travolto nelle ultime settimane. Polemiche che sono principalmente arrivate da Matteo Renzi che sulla cabina di regia del Recovery Plan (poi abolita) e sulla delega ai Servizi ha battuto molto nella sua battaglia contro il presidente del Consiglio. Conte ha dunque approfittato del palcoscenico della Camera dei deputati, dinanzi alla quale ha tenuto il discorso per rinnovare la fiducia alla maggioranza e poter dare il via al Conte ter, per rassicurare anche i possibili nuovi alleati, i responsabili- costruttori o volenterosi, a seconda di come li si voglia definire, che pure hanno subordinato il sì ad un patto di legislatura alla cessione delle competenze sui Servizi che sinora Conte ha tenuto per sé dando vita ad un precedente nella storia del Paese, visto che il premier può sulla carta tenere queste deleghe ma per ragioni di opportunità nessuno le ha mai tenute.  Peculiari le motivazioni fornite da Conte: troppi impegni per mantenere quelle deleghe, dunque le cede. In realtà Conte non viola alcuna legge, ma considerata la delicatezza della materia e la mancanza di un precedente storico, nonché la complessa fase storica che si sta vivendo, la sua posizione era quantomeno discutibile.

Leggi anche / Crisi, appello scaccia-Renzi di Conte per allargare la maggioranza. Mossa a sorpresa sulla nuova legge elettorale

Tecnicamente, comunque, Conte poteva mantenere la delega ai servizi segreti. Secondo la legge numero 124 del 3 agosto 2007, infatti, “in via esclusiva” il capo del governo può detenere l’alta direzione e la responsabilità della politica dell’informazione per la sicurezza, l’apposizione e la tutela del segreto di Stato, la nomina e la revoca del direttore e dei vicedirettori del Dis (Dipartimento per le informazioni della sicurezza) e delle altre agenzie. In più, può determinare l’ammontare annuo delle risorse finanziare, provvedere al coordinamento dei servizi e impartire le direttive. La pandemia in corso può essere considerata una situazione in cui detenere queste competenze in via esclusiva, non vi è quindi alcuna violazione della legge. Ma sussiste sempre quella questione di opportunità che è stata più volte sollevata non solo da Renzi, che dunque su questo punto esce vittorioso, ma anche dall’opposizione.

lunedì, 18 Gennaio 2021 - 14:39
© RIPRODUZIONE RISERVATA