Crisi, lady Mastella al veleno dà la fiducia a Conte. Attacco frontale a Meloni: «Perché non rifiutò l’aereo Scilipoti?»

di Bianca Bianco

 Sandra Lonardo affronta l’agone del Senato per dichiarare il suo voto favorevole al Governo Conte. E lo fa togliendosi qualche sassolino dalla decolleté, senza mandarle a dire a Matteo Salvini, Matteo Renzi e Giorgia Meloni. Difende la sua storia politica e quella del marito Clemente, nei cinque minuti di discorso accolto, all’inizio, dal brusio dell’opposizione. E alla fine annuncia il risaputo: la famiglia Mastella appoggia Giuseppe Conte. «Sarò responsabile, costruttrice o comunque mi si voglia chiamare – dice concludendo il suo appassionato intervento a Palazzo Madama nella giornata più lunga e difficile per il Governo giallorosso. Governo di cui la consorte di Clemente Mastella non fa parte, essendo stata eletta nelle fila di Forza Italia, ma cui decide di allungare la propria stampella ‘responsabile’ «per amore del mio Paese».

Elegante nel suo tailleur color ocra, voce rotta dall’emozione, parlantina veloce che a volte la fa inciampare, Alessandrina – così all’anagrafe – fa un rapidissimo excursus su altri ‘responsabili’ della storia politica recente italiana, e di altre stampelle, salvataggi e alleanze male assortite. Come a dire: vi riempite la bocca coi Mastella, ma voi non avete fatto meglio.

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Come Matteo Salvini, il cui «coraggio della responsabilità mai avrei nella vita immaginato di elogiare». Il coraggio, nella palude politica post elezioni del 2018 di scrivere il contratto coi Cinque Stelle, nemici giurati, fino alla rottura del Papeete.

«Gli do atto – attacca – che, dopo un mese dalle elezioni, riuscì, con sprezzante senso del pericolo mediatico, a rompere il patto di solidarietà politica, con Forza Italia e con Fratelli d’Italia, e fece da costruttire; per la inedita alleanza con gli odiati 5 stelle. Si disse, da sinistra, che l’operazione era trasformista, e lui somigliasse molto a Mastella, che tanto aveva criticato.  Poi la legislatura andò avanti in modo stentato, nonostante numeri elevati di sostegno parlamentare.  Le liti ideologiche e la incomunicabilità crescente portarono alla divisione ed alla rottura politica».   

Poi passa a Matteo Renzi, scappato dal Pd per creare Italia Viva, che «realizza un capolavoro politico con il coraggio della responsabilità mettendo insieme Guelfi e Ghibellini» favorendo il patto giallorosso tra Pd e Cinque Stelle.

«Anche allora – dice Lady Mastella – e non c’era il dramma umano ed esistenziale del Covid, il Paese rumoreggiava, e la collera montava contro le istituzioni.  Ecco, con un colpo di genio, salire sul palcoscenico un protagonista indiscusso, Matteo Renzi. Eletto col PD, lascia il partito, ne fonda uno suo e realizza un capolavoro politico.  Con il coraggio della responsabilità, mette assieme Guelfi e Ghibellini, dimentica le cattiverie lessicali e le denunce giudiziarie da parte dei 5 Stelle e, miracolo, fa un Governo con loro. I boatos da destra gridano allo scandalo: imita Mastella, dicono alcuni ben noti media, ed alcune vergini della moralità politica ferita».  

E infine Giorgia Meloni, cui Lonardo dedica parole al veleno: «Ieri, con fare plateale, alla Camera, ha parlato, con disprezzo, di una linea aera della famiglia Mastella. voglio ricordare a lei (che con ipocrisia se ne è dimenticata), a questa Aula, oltre che agli italiani, che l’onorevole Meloni utilizzò il confortevole aereo di Scilipoti per conservare il suo posticino di Ministro nel Governo Berlusconi, che resse, dopo il duello con Fini, solo grazie all’apporto di Scilipoti. Incredibile dimenticanza per una donna senza macchia, che fa della moralità un suo ipocrita cavallo di battaglia. Per la storia, la Meloni, fece il Ministro, grazie a Scilipoti. Perché non si dimise?  Perché non ebbe crisi di coscienza? Perché non fece l’eroina dicendo No a voti che arrivavano dall’altra parte? Perché non si è vergognata di volare con la linea aerea Scilipoti? Anzi, come si stava sull’aereobus di Scilipoti? Che doppiezza morale! Ma ci faccia il piacere, per dirla alla Totò. Una doppiezza ed un livore immorale».

Una scarica di veleno, poi la dichiarazione di voto: «Questo è un Paese ferito e sanguinante. Da figlia di emigranti mi sento responsabile e costruttrice e do il mio voto al Governo europeista di Conte».

martedì, 19 Gennaio 2021 - 14:39
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