«Indagini scippate» dall’ex procuratore di Catanzaro: il sindaco Luigi de Magistris a processo per diffamazione in Calabria

Luigi de Magistris
Luigi de Magistris (foto Kontrolab)

Luigi De Magistris torna in Calabria, non nelle vesti di aspirante presidente della Regione ma di imputato in un processo per diffamazione. Ha preso le mosse ieri, infatti, a Lamezia Terme, il processo per diffamazione  a carico del sindaco di Napoli. De Magistris è finito a processo dopo alcune dichiarazioni rivolte all’ex procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone, fatte nel marzo del 2017 nel corso della trasmissione Piazza Pulita

<… io non avrei mai ipotizzato di fare il sindaco. Avrei voluto fare il magistrato… – disse Luigi De Magistris – Poi lei ha citato una mia inchiesta che si chiama Why Not, quella inchiesta non fu portata a termine proprio perché fummo fermati da un sistema criminale fatto di pezzi di politica, pezzi di magistratura e pezzi di istituzioni, a danno dei presunti innocenti, perché se tu fermi un’indagine … e venuto fuori chiaramente che mi sono state scippate inchieste e che le inchieste non dovevano essere scippate».

Secondo l’accusa, <tali affermazioni offendevano la reputazione del magistrato Salvatore Murone, destinatario individuabile delle riportate espressioni lesive, pur in assenza di indicazioni nominative, in quanto, all’epoca dei fatti, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, coordinatore del settore reati contro la Pubblica amministrazione, autore della relazione, datata 19 ottobre 2007, trasmessa con nota riservata alla Procura generale di Catanzaro in risposta alla richiesta di informazioni sul procedimento Why Not».   In seguito l’Avvocatura generale avocò l’inchiesta di cui era titolare De Magistris. «Espressioni offensive pronunciate dal De Magistris», è scritto nel capo di imputazione, nonostante il sindaco fosse a conoscenza della sentenza di assoluzione pronunciata nell’aprile 2016 dal Tribunale di Salerno che aveva assolto i magistrati Salvatore Murone, difeso da Mario Murone, e Dolcino Favi (all’epoca procuratore generale facente funzioni), difeso da Francesco Favi, dall’accusa di abuso d’ufficio. Un’accusa nata dalle numerose denunce presentate da De Magistris il quale sosteneva che gli fossero state illegittimamente sottratte le indagini.   A mettere la parola fine alla vicenda, l’11 settembre del 2019, la Corte di Cassazione che ha confermato la legittimità dei provvedimenti di avocazione adottati.

Il processo, in cui Salvatore Murone è parte civile, è stato rinviato al 15 febbraio per l’audizione delle parti di accusa.

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venerdì, 5 Febbraio 2021 - 10:11
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