Patentino per il web, il 55% dei ragazzi è d’accordo. E il lockdown spinge i minori a vivere online, così aumentano i reati

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Anche i ragazzi sono consapevoli dei rischi del web, e il 55% di quelli interpellati in occasione del Safer Internet Day si sono dichiarati d’accordo con l’idea di un ‘patentino’ per navigare online. E’ uno degli aspetti emersi dall’evento, dati che confermano anche l’aumento esponenziale nel 2020 dei minori vittime di reati online come la pedopornografia, l’adescamento, il cyberbullismo, la sextortion, le truffe, il furto di identità digitale. Sono stati 4.208 a fronte dei 2.379 dell’anno precedente, i dati trattati dalla polizia postale:  il 77% in più. Un incremento collegato certamente all’aumento dell’uso della tecnologia ma anche al lockdown: la chiusura delle scuole, l’isolamento, l’impossibilità di uscire e socializzare, ha spostato molte attività sulla rete facendo registrare, in tal modo, anche una notevole presenza dei minori online.

Continua a crescere in Italia anche il fenomeno della pedopornografia online: nel 2020 i casi trattati dal Cncpo, il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, sono stati 3.243, il 132% in più rispetto ai 1.396 dell’anno precedente, mentre le persone indagate sono state 1.261, il 90% in più rispetto alle 663 del 2019. In particolare, per gli investigatori è motivo «di forte preoccupazione» l’aver registrato sempre nel 2020, un incremento dei casi di adescamento di minori online, soprattutto per quanto riguarda la fascia d’età 0-9 anni: dai 14 casi denunciati 2 anni fa si è passati ai 26 del 2019 e ai 41 del 2020. Un numero che nasconde una realtà anche più complessa, considerato che restano ancora tanti i ragazzi che non ne parlano a casa e dunque non denunciano. Basti pensare a quelli che incappano nella sextortion, l’estorsione sessuale che avviene quando un interlocutore possiede immagini sessualmente esplicite della vittima. Difficile per un bambino o un adolescente aprirsi: ciò nonostante si registra comunque una crepa nel silenzio. E diminuisce l’età delle vittime: in 14 casi denunciati le vittime avevano meno di 13 anni. Nel 2019 furono solo due. Un ulteriore elemento di riflessione deve essere il fatto che di questi 14 casi, ben 4 riguardano minori nella fascia d’età 0-9 anni, categoria il cui numero di vittime fino allo scorso anno era pari a zero.

Intanto, si discute anche di un ‘patentino’ per l’uso sicuro dei social e del web. Il 55% degli adolescenti, se venisse introdotto, sarebbe interessato a prenderlo, come emerge dai dati di una ricerca condotta per la Polizia di Stato da Generazioni Connesse –  il Safer Internet Center Italiano, coordinato dal ministero dell’Istruzione – e curata da Skuola.net, Università degli Studi di Firenze e Sapienza Università di Roma – Cirmpa. Fra i 2.475 adolescenti delle scuole secondarie che hanno risposto al questionario, 1 su 4 ritiene che la ‘patente’ per il web dovrebbe essere addirittura obbligatoria, al pari di quella per guidare l’automobile o il motorino. Un’esigenza ancora più sentita nella fascia 11-13 anni, dove quasi 1 su 3 si dice a favore di questa soluzione

Si pone poi un altro interrogativo: quale dovrebbe essere l’età giusta per iniziare ad utilizzare i social network da soli, con un proprio account? Per il 40,5% la quota d’ingresso dovrebbe essere fissata a 14 anni, il 14,5% aspetterebbe anche fino ai 16 anni. Non sono pochi i ‘permissivisti’: il 22,5% aprirebbe alle iscrizioni già a partire dagli 11 anni mentre appena il 4,5% impedirebbe l’accesso autonomo prima dei 18Il resto del campione si distribuisce su opzioni diverse, con qualcuno (3,9%) che arriva anche a ritenere che non ci sia un’età giusta. Significativo che, nella fascia d’età 14-17 anni, quasi la metà precluderebbe l’accesso ai social ai loro coetanei immediatamente più piccoli. Ma che cosa dovrebbe spingere a introdurre un’età minima? Per il 59% il fatto che i più piccoli spesso non pensano alle conseguenze delle loro azioni, specie in un mondo come quello digitale. Tra i consigli suggeriti direttamente dagli utenti alle piattaforme social per controllare l’identità di chi accede, solo per 1 su 5 basterebbero delle semplici raccomandazioni. Per gli altri occorrerebbero altre verifiche, come il controllo del documento di identità (1 su 3), sistemi di identità digitale certificata (1 su 3) o di intelligenza artificiale per riconoscere l’età dell’utilizzatore (1 su 4), oppure il ‘patentino’ (1 su 5).

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martedì, 9 Febbraio 2021 - 10:11
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