Truffa dei falsi tamponi Covid, condanne ‘esemplari’ per finto medico e infermiera. Comune e Asl risarciti per il danno


Pene più alte rispetto alle richieste dell’accusa per il finto medico e l’infermiera arrestati ad ottobre per una presunta truffa dei falsi tamponi. Per Domenico D’Alterio, 50 anni, e Maria Iodice, 35, residenti a Civitavecchia ma originari del Napoletano, il pm aveva chiesto la condanna a due anni e quattro mesi per lui e a undici mesi per la compagna. Al termine del giudizio abbreviato dinanzi al Tribunale di Civitavecchia, i presunti truffatori sono stati condannati dal gup rispettivamente a due anni e mezzo e due anni.

Il processo trae origine dall’indagine condotta dai carabinieri sulla coppia che avrebbe realizzato una serie di truffe dei ‘falsi tamponi’; in sostanza in almeno 14 occasioni documentate dagli inquirenti, avrebbero eseguito falsi tamponi Covid. Nel corso dell’udienza, come riporta il quotidiano Civonline.it, il Comune di Civitavecchia si è costituito parte civile ottenendo insieme all’Asl Roma 4 il riconoscimento del danno con la liquidazione delle spese legali a favore degli enti.

«Ricordate la storia dei “falsi tamponi”? – ha scritto su Facebook il sindaco della cittadina laziale Ernesto Tedesco – Civitavecchia finì sulle cronache nazionali come il luogo dove si lucrava sul Covid-19. In quei giorni dissi che avremmo difeso l’immagine della città, senza alcun intento giustizialista, ma tenendo a mente la gravità degli episodi contestati. La parola è stata mantenuta: il Comune di Civitavecchia si è così costituito parte civile nel processo che ha visto oggi la sentenza di condanna per i due imputati e nell’occasione vi è stato il riconoscimento del danno, con spese legali liquidate in favore dell’Amministrazione. Ringrazio in tal senso la magistratura, che ha portato ad un veloce esito del processo con un lavoro rapido e circostanziato».

Secondo l’accusa che ha portato la coppia alla sbarra, gravitando entrambi in ambito sanitario (lei è infermiera, lui si fingeva medico ma avrebbe lavorato in una Rsa), avrebbero avuto a disposizione la strumentazione necessaria per costruire falsi tamponi, ovvero provette, flaconi, referti. Il referto veniva costruito ad arte, secondo l’accusa, e aveva sempre esito negativo; ma una donna, una dipendente di una ditta si pulizie, guardando il suo si è accorta che qualcosa non quadrava perché proveniva dalla Asl Roma 4 che, le venne poi confermato telefonicamente, non aveva mai eseguito alcun tampone per la ditta di pulizie in cui lavorava. Le indagini sono partite da quella segnalazione fatta poi ai carabinieri e hanno portato alla scoperta del giro dei presunti truffatori che non avrebbero colpito solo nell’hinterland di Civitavecchia ma, secondo gli investigatori, anche in altre zone del Lazio.

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giovedì, 11 Febbraio 2021 - 08:47
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