La cacciata dei ribelli: il M5s espelle i 15 senatori contrari al Governo Draghi. Crimi: «Decisione che non piacerà»

vito crimi luigi di maio
Vito Crimi con Luigi Di Maio

La conferma l’ha data il capo politico Vito Crimi: i 15 senatori pentastellati che ieri hanno votato contro la fiducia a Mario Draghi saranno espulsi. Si tratta di Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Nitto, Granato, Gianuzzi, Lamura, Lanutti, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra e Ortis. Epilogo di una spaccatura interna e prologo, forse, di una vera e propria scissione per il partito di Beppe Grillo. Del resto lo Statuto del regolamento parla chiaro: chi va contro la linea del Movimento viene mandato via. Nessuna conseguenza invece per gli assenti.

Il Movimento, spiega Crimi, ha votato sì e «non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto. Lo ha fatto con coerenza, nel rispetto dell’orientamento emerso in seguito all’ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore. E lo ha fatto con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all’interesse esclusivo del MoVimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale. Quello di chi ha votato sì è un voto unitario, una responsabilità collettiva, non del singolo. I compromessi con sé stessi, con i propri credo, convinzioni e valori, sono quelli più difficili. Riuscire ad affrontarli e sostenerli per il bene di un Paese che sta vivendo il momento più difficile della sua storia recente non è una sconfitta, è un valore aggiunto in termini di etica e dignità».

«I 15 senatori che hanno votato no – continua – sono venuti meno all’impegno del portavoce del MoVimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Tra l’altro, il voto sul nascente Governo non è un voto come un altro. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l’esecutivo e l’opposizione. Ed ora i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all’opposizione.  Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del MoVimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo. Sono consapevole che questa decisione non piacerà a qualcuno, ma se si pretende rispetto per chi la pensa diversamente, lo stesso rispetto si deve a chi mette da parte le proprie posizioni personali e contribuisce al lavoro di un gruppo che non ha altro obiettivo che quello di servire i cittadini e il Paese».

giovedì, 18 Febbraio 2021 - 10:48
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