M5S, gli espulsi sono 32. Morra e Lezzi non accettano l’epurazione, Renzi si prende il ‘merito’ della scissione grillina

Barbara Lezzi e Nicola Morra

Dietro la compattezza trasversale del Governo di Mario Draghi, che ieri anche alla Camera ha ottenuto la fiducia (535 i sì, 56 i no, 5 gli astenuti), si cela il dramma in corso nel Movimento Cinque Stelle, la cui compattezza si è invece sbriciolata, dopo le avvisaglie del dopo Conte, nel corso delle due votazioni per l’appoggio al nuovo esecutivo. Dopo i quindici senatori dissidenti che hanno detto no all’ex presidente della Bce e, secondo statuto, sono stati espulsi, ecco altri 16 ribelli, stavolta alla Camera dei deputati, che confermano la contrarietà all’alleanza ‘draghiana’ e si espongono volontariamente all’onta dell’espulsione. Altri 4 si sono astenuti, mentre 12 erano assenti. Un’emorragia che costa al Movimento in tutto 32 parlamentari, scivolati via sull’onda dei malumori che stanno lentamente conducendo ad una scissione che sembra predestinata. Da una parte i Cinque stelle diventati ‘di Palazzo’, desiderosi di una svolta ‘matura’, per dirla con Di Maio; dall’altra chi si appella al ricordo delle battaglie dei primordi e trova nel fuoriuscito Alessandro Di Battista il proprio faro all’esterno della casa, ormai diroccata, di Grillo e Casaleggio jr, ormai anche loro divisi su tutto. Tra le voci che da due giorni si rincorrono e vengono riportate dai quotidiani, c’è persino quella che vede il gruppo dei ribelli di Palazzo Madama intenzionato a chiedere l’utilizzo, per la loro ‘falange’, del simbolo di Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro da tempo dietro le quinte della politica parlamentare.

Grillo prova a mostrare la via con un post sul ‘Blog delle Stelle’ in cui sottolinea che «I Grillini non sono più marziani», richiamando l’atterraggio della sonda della Nasa Perseverance su Marte avvenuta ieri e definendo ‘perseveranza’ anche quella dei pentastellati che hanno dato appoggio alla Camera a Mario Draghi. Ma sempre sui social ortodossi e ‘marziani’ si sfidano a colpi di post; Barbara Lezzi, ex ministro che fa parte della truppa di espulsi, si candida provocatoriamente per far parte del direttorio a cinque del Movimento («da cui non sono espulsa») che sostituirà la figura del capo politico. Una provocazione, anche se effettivamente Lezzi, fino a che non si deciderà sulla sua scontata impugnativa del provvedimento di espulsione, resta nel Movimento. Nicola Morra spiega davanti alle telecamere che non ha interessi verso nuovi gruppi: «Non voglio andare via».

In serata, poi, torna sui social Alessandro Di Battista, che al Movimento ha detto addio dopo le votazioni su Rousseau che hanno decretato l’appoggio a Draghi. Di Battista annuncia una live su Instagram sabato alle 18, e c’è da immaginare che il suo sarà un richiamo agli espulsi.

Nel marasma a Cinque Stelle si segnala un post su Facebook di Matteo Renzi che a gamba tesa racconta l’esodo grillino come propria vittoria politica: «Abbiamo a Palazzo Chigi l’italiano più stimato nel mondo – scrive –  una maggioranza molto ampia e senza compravendita di senatori, i 209 miliardi europei in buone mani, lo spread che scende, la destra che è spaccata, molte conversioni all’europeismo, i grillini estremisti fuori dalla maggioranza, il ritorno della competenza, i professionisti a pagamento dei talk show spiazzati dalla politica. Non male, dai. E c’è ancora chi dice che è stato un errore aprire una crisi al buio. Altro che buio, qui si vede la luce».

venerdì, 19 Febbraio 2021 - 08:10
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