Esame avvocato, c’è il via libera per una prova ‘straordinaria’. Ma le associazioni di categoria insorgono, plaude l’Unaep

Toghe

L’impasse è stata superata: l’esame di abilitazione alla professione forense che si sarebbe dovuto tenere nel dicembre 2020 (con le prove scritte) si terrà ad aprile ma con modalità diverse da quelle canoniche, questo a causa dell’emergenza sanitaria Coronavirus che rende necessaria l’adozione di misure di sicurezza soprattutto nel caso di eventi che prevedono la partecipazione contestuale di un numero elevato di persone.

Dopo avere incassato il parere del Comitato tecnico scientifico che ha bocciato l’idea di tenere le consuete prove scritte, il Consiglio dei ministri ha varato – venerdì scorso – il decreto legge che introduce misure urgenti in materia di svolgimento dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Misure che sono entrate immediatamente in vigore: in meno di 24 ore è arrivata anche la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sancisce così la fine di una ‘saga’ che ha bloccato nel limbo 26mila aspiranti avvocati. In base alle nuove disposizioni, che abbracceranno solo la sessione fissata nei giorni 13, 14, 15 aprile 2021, le prove scritte «saranno sostituite da una prova orale consistente nella soluzione di un caso di diritto sostanziale e processuale e nella discussione di alcuni argomenti sulle materie di esame previste dall’ordinamento professionale attualmente vigente».

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Una soluzione che non convince però tutte le associazioni di categoria. L’Unione Praticanti avvocati e l’Associazione Italiana Praticanti avvocati guardano con «sconcerto» alle determinazioni assunte dal Consiglio dei ministro. In una nota congiunta, Claudia Majolo, presidente di U.P.A. e Vincenzo La Licata, vice presidente di A.I.P.A.V.V. spiegano che la nuova modalità di esame è «una pericolosa ghigliottina che rischia di rendere l’esame ancora più complesso rispetto a prima. Anzitutto, si fa rilevare che il nuovo esame necessiti di tempistiche adeguate per un’esauriente preparazione». L’unico orale, secondo Majolo e La Licata, «consentirebbe tempi più brevi e anche un notevole risparmio di risorse, anche finanziarie». «Neppure convince – secondo le associazioni dei praticanti avvocati – la composizione delle sotto-commissioni che sono ridotte da 5 a 3 membri; commissioni che potranno includere anche i ricercatori universitari a tempo determinato e i magistrati militari. Si ritiene che, con questa previsione, non siano adeguatamente rappresentate le categorie dei magistrati, avvocati e professori con la conseguenza che la prova orale, a causa della diversa forma mentis degli esaminatori, potrebbe perdere quel connotato teorico-pratico che, invece, dovrebbe avere».

Plaude, invece, al ‘nuovo’ esame l’Unione Nazionale avvocati Enti Pubblici (Unaep) perché esso «semplificherà l’abilitazione» e metterà fine a un’ingiustizia: «La professione forense era rimasta inizialmente esclusa dalla tutela emergenziale. Anziché prendere atto immediatamente che non vi era la possibilità di svolgere utilmente e in sicurezza gli esami di Stato per l’idoneità alla professione forense, si è temporeggiato» e così si è ritardato «in modo inaccettabile l’entrata nel mondo delle professioni di migliaia di giovani», ha commentato il presidente Antonella Trentini. «Ci auguriamo – conclude l’Unaep – che le nuove modalità d’esame costituiscano un urgentissimo spunto di riflessione ed elaborazione per una innovativa soluzione in grado di assicurare ai praticanti avvocati lo svolgimento dell’esame in qualsiasi circostanza e, nel contempo, garantire la selezione dei migliori e l’effettiva verifica delle competenze maturate durante il tirocinio».

lunedì, 15 Marzo 2021 - 21:23
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