Mafia, cantanti neomelodici scelti e pagati da clan per la festa patronale. Anche i ladri di bici costretti a spartire con la ‘famiglia’


Anche i ladri di biciclette dovevano sottostare al giogo della famiglia mafiosa, cui erano obbligati a chiedere l’autorizzazione e a devolvere parte del ricavato della ricettazione o della restituzione con cavallo di ritorno del bottino. E’ quanto emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha portato all’emissione di 15 misure cautelari (una persona in carcere, dodici ai domiciliari, due con obbligo di presentazione). L’ordinanza va a scalfire l’egemonia della famiglia mafiosa del Borgo Vecchio di Palermo e mette in luce vecchi e nuovi business del clan. Non solo i furti di bici sfruttati come cassa continua ma anche la droga, vecchio business tornato in auge grazie alle giovani leve delle cosca e le estorsioni. E poi il ruolo sociale della famiglia che ogni anno organizzava l’antichissima festa Madre Sant’Anna e quello del manager dei cantanti neomelodici Salvatore Buongiorno che, secondo le accuse, era ‘al servizio’ dei boss.

L’indagine ‘Resilienza0
L’ordinanza emessa del gip di Palermo ed eseguita dai carabinieri del Comando provinciale dispone le misure nei confronti dei 15 indagati accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, furti, ricettazione ed estorsioni, tutti reati aggravati dal metodo mafioso, e di sfruttamento della prostituzione. Il nome dell’operazione è ‘Resilienza 2’ ed è il prosieguo del primo blitz che a ottobre ha portato al fermo di Angelo Monti, presunto vertice del clan e artefice, secondo gli inquirenti, della sua ‘rinascita’ e riorganizzazione grazie alla spalla di fedelissimi. In occasione di quel blitz, determinanti furono le testimonianze degli imprenditori che si ribellavano alle richieste di pizzo e decisero di denunciare.

 Gli affari di famiglia
Dalle estorsioni alla droga, dal racket allo sfruttamento dei piccoli reati commessi da ‘cani sciolti’, l’ordinanza ricostruisce l’attuale impianto affaristico della famiglia che aveva di recente deciso di riprendere in mano lo spaccio di stupefacenti organizzando un florido traffico. Secondo le indagini, il presunto boss Angelo Monti aveva delegato al nipote Jari Massimiliano Ingarao l’intero settore delle attività illecite legate alla droga. Questi, nonostante fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, avrebbe organizzato e coordinato tutte le attività funzionali al traffico, trovando le sostanze stupefacenti in Campania attraverso corrieri e avrebbe rifornito le varie piazze di spaccio del quartiere, delegando, a seconda dei ruoli, i fratelli Gabriele e Danilo, Marilena Torregrossa, Carmelo Cangemi, Francesco Paolo Cinà, Saverio D’Amico, Davide Di Salvo, Giuseppe Pietro Colantonio, Salvatore La Vardera, Francesco Mezzatesta, Giuseppe D’Angelo, Nicolò Di Michele, Gaspare Giardina, Gianluca Altieri e Vincenzo Marino.

Poi c’era il flusso di liquidità più semplice, quello derivante dal controllo dei ladri di moto e bici che venivano costretti a chiedere una autorizzazione per compiere le malefatte e a dividere i proventi con la famiglia.  Le indagini hanno fatto emergere un’autonoma organizzazione criminale specializzata nei furti, completamente sottomessa a Cosa nostra.

La festa patronale
Anche il comitato che organizzava la festa ‘Madre Sant’Anna’ nel quartiere era, secondo gli inquirenti, assoggettato al clan. La festa, che si svolge nel luglio di ogni anno, è legata al culto della Santa che risale al 1555. Sino a luglio 2015, il comitato organizzatore  era guidato dalla famiglia Tantillo e, in particolare, dai fratelli Domenico e Giuseppe Tantillo che, nel dicembre 2015, sono stati arrestati nell’operazione Panta Rei con l’accusa di essere i reggenti della famiglia mafiosa. In occasione della festa, dal 25 al 27 luglio del 2019, le serate canore, animate da alcuni cantanti neomelodici, sono state organizzate da un comitato che, di fatto, era controllato da Cosa nostra. Secondo le indagini i mafiosi, infatti, sceglievano e ingaggiavano i cantanti e, attraverso le cosiddette “riffe” settimanali, raccoglievano le somme di denaro tra i commercianti del quartiere. Le somme venivano impiegate, oltre che per l’organizzazione della festa e l’ingaggio dei cantanti, anche per rimpinguare la cassa della famiglia mafiosa, per il sostentamento dei carcerati e per la gestione di ulteriori traffici illeciti.

Era la famiglia a decidere quale cantante dovesse esibirsi (tutti neomelodici), a ingaggiarlo coi proventi delle estorsioni, a organizzare riffe e occuparsi degli sponsor. Anche gli ambulanti venivano autorizzati a vendere durante la festa dal clan che disciplinava anche la loro collocazione lungo le strade del rione.

Il manager
Un ruolo di primo piano era esercitato secondo le indagini da Salvatore Buongiorno, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, agente di numerosi cantanti neomelodici. E’ lui che avrebbe ricevuto disposizioni dai presunti boss Angelo Monti e Jari Massimiliano Ingarao per l’ingaggio dei cantanti scelti, attenendosi alle indicazioni sui nominativi di chi si esibiva, sui compensi e sul luogo in cui mettere il palco delle manifestazioni. Sempre Buongiorno avrebbe avvicinato i gestori e titolari delle attività commerciali del quartiere Borgo Vecchio e di corso Camillo Finocchiaro Aprile, chiedendo loro di sponsorizzare le manifestazioni. Infine avrebbe ottenuto il monopolio dell’affare all’interno della zona di riferimento del mandamento mafioso di Porta Nuova con l’autorizzazione di esponenti come Tommaso Lo Presti, i fratelli Gregorio e Tommaso Di Giovanni e Angelo Monti.

giovedì, 25 Marzo 2021 - 08:19
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