Sputnik, dalla Russia con tensione: De Luca e Zaia spingono, Bonaccini frena. Il vaccino di Putin spacca Governo e Regioni


Vincenzo De Luca non ha alcuna intenzione di fare passi indietro sullo Sputnik. Venerdì è arrivato l’annuncio, poi confermato in diretta Facebook dallo stesso governatore, che la Regione Campania ha concluso il contratto per l’acquisto del vaccino di produzione russa Sputnik e che le dosi, aggiuntive rispetto a quelle delle aziende contrattualizzate dall’Ue sinora, contribuiranno alla campagna vaccinale campana non appena Aifa o Ema, le autorità per il farmaco rispettivamente italiana ed europea, daranno il via libera. Anzi, l’ex sindaco di Salerno ha pure rilanciato, sempre in diretta, affermando che le dosi che dovessero risultare in più rispetto alle esigenze della Campania, saranno date ad altre Regioni in nome della «solidarietà nazionale».

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De Luca non arretra nemmeno davanti allo stop implicito posto da Mario Draghi che ha chiesto alle Regioni intenzionate a scendere a patti per lo Sputnik di «stare attente» e ieri mattina ha ribadito: «Siamo in guerra e siccome vi sono vaccini che sono stati già somministrati a milioni di cittadini si può tranquillamente testare l’efficacia del vaccino in un mese, non in sei mesi. Questo è quello che noi chiediamo al governo e all’Aifa e ovviamente ci atterremo alle raccomandazioni scientifiche sul vaccino». Insomma, la Campania tira dritto e questo anche a costo di rompere i rapporti con le altre Regioni. L’annuncio su Sputnik non è infatti stato accolto positivamente dal presidente della Conferenza Stato Regioni e governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini che, intervistato a Rai Tre nel corso di Mezz’ora in più, stigmatizza: «Nessuna regione italiana può acquistare vaccini senza l’autorizzazione di Ema o Aifa. Se una Regione acquistasse da sola credo che il generale Figliuolo chiederebbe che i sieri in arrivo vengano suddivisi per tutti gli italiani. Siamo una nazione, non venti piccole patrie». Lo stesso ha fatto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri («Il mercato ha due regole – ha dichiarato –  nessun vaccino può essere acquistato senza il via libera dell’Aifa, anche volendolo prendere non si può né distribuire né acquistarlo. Secondo motivo è che non possiamo muoverci in ordine sparso»). Per Sileri sul tema della campagna vaccinale serve un coordinamento a livello centrale, in primis per l’acquisto: «Non che il vaccino Sputnik non sia sicuro, ma se esiste un perimetro di un ente regolatorio, noi dobbiamo stare dentro quel perimetro».

Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, ha invece affermato che la sua Regione acquisterà Sputnik ma solo quando sarà autorizzato. «Quando il vaccino sarà autorizzato lo acquisteremo. Oggi ho appreso che le Regioni possono farlo direttamente Trovo corretto – ha dichiarato Zaia – che una Regione possa comperare i vaccini. Non capisco perché quando abbiamo informato chi di dovere sui nostri contatti con i produttori di Sputnik V ci hanno risposto che stavamo trattando con gente poco seria», ha commentato.

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Ma non ci sono solo Campania e Veneto a voler ricorrere al vaccino russo. Nel Lazio, l’Istituto Spallanzani di Roma avvierà dopo Pasqua l’uso sperimentale di Sputnik sulle varianti brasiliana, sudafricana e inglese. De Luca, quindi, non è solo nella sua ‘campagna (vaccinale) di Russia. Una crociata che rende tesi i rapporti con il Governo centrale e con la struttura commissariale retta dal generale Figliuolo. Rapporti già tesi dopo la reprimenda del premier Draghi sulla vicenda delle categorie professionali cui alcuni governatori avevano deciso di dare priorità nella somministrazione, poi ricondotti all’unico criterio deciso da Roma, ovvero quello delle fasce di età della popolazione.

Oggi, secondo quanto si apprende da Adnkronos, il presidente del Consiglio Mario Draghi parteciperà all’incontro con le Regioni sul piano vaccinale. Si punta ad accelerare la campagna di vaccinazione e a uniformare i piani delle regioni. «La fascia fra i 70-79 anni va tutelata prioritariamente, è una fascia con una mortalità del 10%. Anche nella prima fascia di persone vaccinate è stato seguito il criterio anagrafico, insieme agli operatori sanitari sono stati ammessi over 80 e personale delle Rsa, e notiamo già una flessione dei contagi”, dice il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts. “Si è data priorità anche a soggetti vulnerabili, si è cercato di proteggere i più fragili, e anche qui il criterio dell’età è importante”.

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lunedì, 29 Marzo 2021 - 10:44
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