Arriva la ‘star’ dei vaccini Johnson & Johnson: ne basta una sola dose. E l’Italia può sperare nell’immunità entro luglio

vaccinazione
Una vaccinazione all'Ospedale del Mare durante il Vaccine Day del 27 dicembre 2020 (foto Kontrolab)

Può essere considerato un po’ come la ‘star’ dei vaccini, il vaccino monodose della Johnson & Johnson che assicura l’immunizzazione dopo una sola inoculazione. Basta una sola somministrazione per essere protetti dal temibile virus Sars-Cov-2 (il Covid 19), che tradotto in effetti sulla campagna vaccinale in atto vuol dire accelerare e di molto il percorso verso l’agognata immunità di gregge. E la sua conservazione è ben più semplice rispetto agli altri sieri, perché va tenuto in un frigorifero normale, senza necessità di temperature polari, fattore che agevola la somministrazione da parte dei medici di base e dei farmacisti.

Logico quindi che sia stata accolta con generale entusiasmo dall’opinione pubblica la notizia che il vaccino Jansenn dell’americana Johnson & Johnson arriverà in Europa il 19 aprile: le prime dosi saranno peraltro infialate e inscatolate in uno stabilimento di Anangni, in provincia di Frosinone. L’Italia ne ha acquistato 26 milioni di dosi, 7 attese tra il 19 aprile e il 30 giugno. In questo modo, le forniture complessive delle case farmaceutiche contrattualizzate dall’Ue dovrebbero essere sufficienti, secondo quanto dichiarato dal premier Mario Draghi, al raggiungimento della immunità di gregge già a luglio prossimo in Europa e dunque in Italia.

Una campagna verso l’immunità non priva di ostacoli che potrebbe ora diventare meno complessa non solo per l’arrivo del vaccino americano, ma anche per l’accordo, siglato ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza per dare il via libera alle vaccinazioni in farmacia. Un cambio di passo che si spera garantisca uno sprint all’iter per l’immunizzazione dei cittadini, sinora caratterizzato da stop & go causato dalle inchieste sui lotti ritirati del vaccino AstraZeneca (ieri la Procura di Biella ha ordinato il dissequestro delle 170mila dosi del lotto ABV5811 sequestrato dopo la morte di un docente vaccinato 17 giorni prima) e dalle polemiche per alcune accelerazioni delle Regioni come nel caso della Campania che ha già comprato dosi del vaccino Sputnik pur non essendoci ancora l’autorizzazione di Ema o Aifa, necessarie per il suo utilizzo.

Di sicuro, i primi tre mesi di campagna vaccinale (iniziata con il V day del 27 dicembre 2020) non sono stati semplici anche a causa delle carenze delle case farmaceutiche nel rispetto dei contratti firmati con Ue, contenenti gli obiettivi da raggiungere. L’Italia ad esempio avrebbe dovuto ricevere 28 milioni di dosi entro fine marzo, passati a 15,7, consegnati infine 14,7, dunque la metà del previsto. Con la conseguente ripercussione sui ritmi di somministrazione: ad oggi solo 3 milioni di italiani sono stati vaccinati con prima dose e richiamo e dunque sono immuni. Dati che hanno penalizzato l’Italia, i cui cittadini da un anno convivono con chiusure e zone rosse, e che da fine aprile potrebbe invece accelerare il suo percorso verso l’immunità al ritmo di 500mila vaccinazioni al giorno (oggi la media è di 250mila al giorno). Obiettivo realistico se si pensa che l’Italia attende tra aprile e giugno 52 milioni di vaccini (diviso 90 giorni, fa 577mila somministrazioni al giorno), con la possibilità di un ulteriore aumento (sino a 700mila dosi al dì) grazie all’arrivo del vaccino tedesco Curevac.

Nel prossimo trimestre dunque l’Italia potrà contare su 24 milioni di dosi di Pfizer, 4,5 di Moderna, 10 milioni di AstraZeneca, 7 milioni di Janssen, 7 milioni di Curevac.

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martedì, 30 Marzo 2021 - 09:44
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