Dl aprile, il Governo complica le riaperture e zittisce le Regioni. Decaro (Anci): «Frattura istituzionale inattesa»

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Il Governo tira dritto, salta la fase delle consultazioni delle Regioni, trova una mediazioni tra rigoristi e aperturisti nella maggioranza e vara il nuovo decreto con cui impone misure per il contenimento del virus per tutto il mese di aprile. Misure sostanzialmente confermate rispetto al mese che sta per finire, con qualche possibilità di deroga e due importanti novità: l’impossibilità per i governatori di derogare alla disposizione che prevede il ritorno in classe per gli alunni fino alla prima media anche in zona rossa e l’obbligo vaccinale per il personale sanitario. Il Consiglio dei Ministri svoltosi ieri ha dunque dato via libera alle nuove norme seguendo una linea di massimo rigore che scontenta però gli amministratori delle Regioni, che lamentano di essere stati esclusi dalle decisioni romane.

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Le zone
Confermato dunque quanto previsto in bozza. Il decreto, valido dal 7 aprile fino alla fine del mese, prevede che l’Italia resti in zona rossa o arancione: spostamenti vietati tra le Regioni, chiusura di bar, ristoranti, cinema, teatri, piscine, palestre, stop alle visite a parenti e amici in zona rossa mentre in quella arancione saranno possibili solo nella stessa regione e solo una volta al giorno per un massimo di due persone. La deroga, come detto, c’è. Ed è collegata alla campagna vaccinale: le Regioni più virtuose, ovvero quelle in grado di sostenere i ritmi delle somministrazioni, e nelle quali anche la curva epidemiologica abbia un andamento positivo, potranno diventare zona gialla prima del 30 aprile. Una disposizione molto rigida per i governatori locali, che dovranno contemporaneamente sperare nel senso di responsabilità dei cittadini, nella efficacia dei controlli e nella regolarità delle attività di inoculazione dei vaccini.

Le novità
La prima è l’obbligo di vaccinazione per chi veste un camice, dal medico al farmacista (vale anche per le parafarmacie) all’infermiere, dal lavoratore nella Rsa pubblica a quello della Rsa privata, compresi i dipendenti degli studi professionali, anche se sono impiegati amministrativi : i lavoratori della Sanità dovranno essere vaccinati obbligatoriamente, pena il demansionamento con taglio di stipendio, o, nei casi nei quali non è possibile il trasferimento a mansioni inferiori, la sospensione dello stipendio. Provvedimenti revocabili sono dopo che si saranno vaccinati, entro il 31 dicembre 2021 o prima, in caso di conclusione anticipata della campagna vaccinale.

Il decreto esclude la punibilità dei “vaccinatori” quando hanno agito seguendo le procedure corrette previste per la somministrazione del vaccino e, quindi, l’uso è avvenuto in conformità con le indicazioni contenute nelle circolari pubblicate sul sito del ministero e nel “foglietto illustrativo”.

Le polemiche
A far sentire la propria voce è il sindaco di Bari e presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Antonio Decaro che punta il dito sulla mancata consultazione con le Regioni: «Per la prima volta- dice –  i sindaci e i presidenti di Provincia non sono stati consultati né informati sulle misure contenute nel testo. Devo dire che in un momento così delicato per il Paese tutto ci aspettavamo tranne che una frattura nella collaborazione istituzionale».

I malumori nella maggioranza, invece, sono stati sedati direttamente scegliendo un decreto legge con la deroga delle zone gialle nelle Regioni virtuose. La Lega e le altre forze ‘aperturiste’ infatti volevano a tutti i costi che si desse un segnale a chi da settimane tiene chiuse le proprie attività, e questo è arrivato nella parte del decreto che prevede che nelle Regioni che fanno meglio le vaccinazioni e in cui la curva dei contagi non sale si possa avere la zona gialla anche ad aprile. Una via di mezzo che evita per adesso lo scontro totale tra Lega e ministro della Salute Speranza; quest’ultimo è un rigorista, e ieri ha commentato compiaciuto il nuovo decreto che «mette la salute al primo posto». Il leader della Lega Salvini, che ora fa parte del Governo con tre ministri e ha ben donde di dire la sua, resta sulla propria posizione: rivendica il risultato delle deroghe per le riaperture, anche se collegate al sistema della verifica dei dati ora ancora più rigido perché vincolato dalle vaccinazioni, e affonda: «Non si possono rinchiudere fino a maggio 60 milioni di persone per scelta politica, non medica o scientifica, del ministro Speranza».

giovedì, 1 Aprile 2021 - 08:12
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