Processo ai carabinieri, il generale Paris: «La nota sui 350 chili di droga non è mia. Chiedete a chi l’ha firmata»

Carabinieri
di Roberta Miele

Trecento, trecentocinquanta, infine duecentocinquantasei. I chili della cocaina sequestrata il 19 gennaio 2009 al porto di Napoli dai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata oscillano di cinquanta in cinquanta. Differenze che sono state al centro del controesame del generale dei carabinieri Andrea Paris, testimone nel processo a carico dei presunti militari infedeli incardinato al tribunale oplontino e all’epoca dei fatti comandante del gruppo carabinieri oplontino.

Al banco degli imputati l’allora comandante del nucleo oplontino Pasquale Sario, l’ex militare esperto nella cattura dei latitanti Sandro Acunzo, il carabiniere Gaetano Desiderio. Insieme a loro Luigi Izzo e Orazio Bafumi, ritenuti vicini all’ex boss del narcotraffico di Boscoreale Francesco Casillo ‘a vurzella, ex pentito cacciato dall’Antimafia per avere instaurato una falsa collaborazione.

Il sequestro al porto di Napoli di un carico di oltre tre quintali di droga proveniente dal Sudamerica, annunciato in conferenza stampa, poi “diventati” solo 256 chili è tra gli episodi contestati agli imputati, accusati di avere barattato, in cambio di favori, informazioni necessarie ad arresti e sequestri eccellenti. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Ivana Fulco, i cento chili mancanti sarebbero stati riconsegnati all’ex ras che, ascoltato a processo come testimone, ha confermato tale ricostruzione.

«Sario mi disse che il peso stimato era di 300 chili, vedendo il numero dei borsoni (otto, ndr)», ha spiegato Paris, che all’epoca dei fatti era al comando del gruppo di Torre Annunziata, rispondendo alle domande della difesa di Pasquale Sario, rappresentata dall’avvocato Marino. Così Paris alle 13,10 trasmise al comando centrale di Roma un preavviso riguardante il sequestro. Ma il peso indicato non era di 300 chili, bensì di 350: «La firma su quel documento non è mia. Chieda a chi ha trascritto la comunicazione», risponde piccato il generale. E – ha puntualizzato – non è sua nemmeno la nota che specifica: «Notizia da non divulgare agli organi di stampa».

Conoscendo le dinamiche interne all’Arma, Paris ha ipotizzato dinanzi al collegio giudicante che la richiesta fosse stata fatta in vista della conferenza stampa, in cui di lì a poco sarebbe stato annunciato il sequestro, ma di cinquanta chili in più. E rispetto al motivo della mancata pesatura al porto il generale ha risposto: «Questo deve chiederlo a chi svolgeva l’attività giudiziaria che era il colonnello Sario». E sempre Sario, intorno alle 16,30 della stessa giornata, comunicò oralmente al generale Paris il quintale in meno dello stupefacente, passato a 257 chili.

Il teste ha sostenuto che Sandro Acunzo, deferito al tribunale militare per simulazione di infermità e truffa militare, era stato arrestato in provincia di Verona in quanto stava scappando in Austria. Secondo la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Sorrentino, invece, Acunzo non si era dato alla latitanza, ma si stava recando ad Asti, dove aveva sede una cantina gemellata la sua. «Non sapevo del gemellaggio. Il colonnello Amadei mi disse che si stava recando in Austria», la risposta di Paris.

martedì, 13 Aprile 2021 - 20:23
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