Travolta da inchiesta per corruzione, dirigente Miur si lancia dalla finestra

Giovanna Boda

Considerata una donna e una dirigente seria e irreprensibile, vincitrice nel 2018 del Premio Nazionale Borsellino, investita da un’inchiesta per corruzione, travolta dall’attenzione della stampa. Giovanna Boda, 47enne capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione non ha retto alla pressione e ieri pomeriggio si è lanciata dalla finestra dello studio del suo avvocato, in piazza della Libertà a Roma. E’ in gravissime condizioni dopo avere subito un delicato intervento chirurgico presso il Policlinico Gemelli. Una vicenda che ha scosso la politica e le istituzioni romane, in particolare il Ministero dell’Istruzione il cui attuale titolare, il ministro Patrizio Bianchi, in serata ha espresso vicinanza alla famiglia della collaboratrice.

Una dirigente molto stimata, che da anni si occupa di Istruzione ad altissimi livelli istituzionali, che nel 2018 a Pescara ritirò il premio dedicato al magistrato ucciso dalla mafia, che non avrebbe retto alle indagini avviate sul suo conto dalla Guardia di Finanza e svelate in un articolo dal quotidiano ‘La Verità’. Proprio ieri mattina le fiamme gialle avevano bussato alla porta del suo ufficio, in viale Trastevere, per effettuare una perquisizione poi estesa anche all’abitazione e ad una soffitta di sua pertinenza. L’indagine della Procura di Roma in cui la 47enne di Casale Monferrato sarebbe coinvolta riguarda una presunta mazzetta, in soldi e benefit, da 680mila euro; avrebbe ricevuto «indebitamente – riporta il decreto di perquisizione riportato dal quotidiano di Maurizio Belpietro – per l’esercizio delle sue funzioni e/o dei suoi poteri» da Federico Bianchi di Castelbianco, «somme di denaro e/o utilità per sé e/o terzi per complessivi 679.776,65 euro».

Il Bianchi citato nel decreto è l’editore dell’Agenzia giornalistica Dire, psicoterapeuta, socio della Comunicazione ed Editoria srl, amministratore unico dell’Istituto di ortofonologia. Secondo le accuse avrebbe ricevuto affidamenti diretti da parte di Giovanna Boda in cambio di denaro. Boda, ancora secondo quanto scrive ‘La Verità’, avrebbe firmato più decreti per 39.950 euro aggiudicati alla società di Bianchi. Una cifra di 50 euro inferiore al limite dei 40mila euro, soglia per la quale il Codice dei contratti, richiede una gara. Coinvolta nell’inchiesta anche una stretta collaboratrice della donna.

Un fulmine a ciel sereno, per chi frequenta e conosce Giovanna Boda, questa indagine sul suo conto; per ironia della sorta, peraltro, la dirigente del Miur da qualche tempo era reggente dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria dopo che la direttrice generale era stata sollevata dall’incarico in attesa di chiarire altri episodi di presunta corruzione. Dopo la visita dei finanzieri, secondo la ricostruzione fatta nelle ore successive al tentato suicidio, Boda ha spento il telefono ed è risultata irrintracciabile per ore. Intorno alle 17, l’insano gesto. Non v’è dubbio che Giovanna Boda abbia cercato la morte lanciandosi dalla finestra dello studio: lo stesso marito Francesco Testa, capo della Procura di Chieti, ha raccontato che la consorte era molto turbata dalla perquisizione.

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giovedì, 15 Aprile 2021 - 08:39
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