Verbali Amara, il pm (indagato) Storari si difende: «Atti secretati a Davigo perché persona autorizzata»

Paolo Storari
Il pm Paolo Storari

Da risolvere, a stretto giro di posta, c’è la questione della competenza. Ossia va stabilito quale procura dovrà occuparsi dell’ultimo caso che agita la magistratura, già provata dallo scandalo – esploso oltre un anno fa – che ha stravolto il Csm, portato all’espulsione del pm Luca Palamara e fatto precipitare ulteriormente la reputazione della categoria agli occhi dell’opinione pubblica. Il pool di Brescia, guidato da Francesco Prete, dovrebbe essere quello deputato a maneggiare la nuova ‘bomba’, che ha al suo centro Piercamillo Davigo, l’ex pm di Mani Pulite, nonché il fondatore della corrente Autonomia & Indipendenza e più di recente strenuo contestatore della decisione del Csm di mandarlo a casa, come consigliere, per avere raggiunto l’età pensionabile come magistrato.

Nelle prossime ore il procuratore di Brescia e il collega di Roma Michele Prestipino si incontreranno per una riunione di coordinamento e durante il vertice si deciderà a chi sarà affidato il caso. E’ assai probabile che il fascicolo venga trasmesso per competenza a Brescia, città dove vengono giudicati i magistrati milanesi nel loro distretti. Ad oggi, infatti, il magistrato (in carica) indagato è il pubblico ministero Paolo Storari, indagato per violazione del segreto d’ufficio perché – è la contestazione – ha consegnato all’allora componente del Csm Davigo verbali secretati resi dall’avvocato Pietro Amara (ex avvocato esterno dell’Eni e già condannato per corruzione in atti giudiziari) alla procura di Milano a partire dal dicembre del 2019 nei quali si parlava di una presunta loggia composta da magistrati, politici ed alti esponenti delle istituzioni. A sua volta Davigo mostrò quei verbali al presidente della commissione antimafia Nicola Morra (Cinque Stelle) che ha informato dell’accaduto i pm romani per «vie formali».

L’iscrizione di Storari nel registro degli indagati è stata operata dalla procura di Roma e, proprio dai pm di Roma, Storari è stato interrogato sabato scorso 8 maggio. Il faccia a faccia, avvenuto negli uffici della Procura Generale a poca distanza dal Palazzaccio (dunque lontano da piazzale Clodio), è durato circa due ore. Presente anche il procuratore capo Prestipino. Storari ha ripercorso la vicenda dei sei verbali dell’avvocato Piero Amara secretati e consegnati nell’aprile del 2020 a Davigo. Il magistrato ha rivendicato la legittimità della sua iniziativa sottolineando di avere consegnato i documenti a Davigo, che – ribadiamo – all’epoca era consigliere del Csm – per “autotutelarsi” (richiamandosi a una circolare del Csm del ’94) perché, a suo dire, il procuratore capo di Milano Francesco Greco con l’aggiunto Laura Pedio avrebbero ritardato di mesi le iscrizioni di indagati, Amara compreso. «Storari non ha provocato assolutamente niente – ha detto il difensore Paolo Della Sala al termine dell’atto istruttorio -. Quello che è tecnicamente avvenuto è che delle informazioni, perché i verbali non sono che il supporto di informazioni, sono state comunicate ad una persona autorizzata a riceverle. A sua volta questa persona le ha veicolate ad un organo istituzionalmente competente».

E ancora, ad ulteriore chiarimento, il difensore del magistrato meneghino ha aggiunto che «tecnicamente il dottor Davigo era persona autorizzata a ricevere quegli atti, tale si era qualificato, e in tal senso aveva autorizzato il dottor Storari». Carte quindi consegnate, è in sintesi la versione fornita ai magistrati romani, senza infrangere regole e rispettando i ruoli. «Ha consegnato quegli atti – ha proseguito il difensore di Storari – per tatto istituzionale. Tenuto conto della delicatezza delle dichiarazioni che si ritiene siano oggetto di questa indagine. Riteniamo perfettamente legittimo e conforme a legge quanto accaduto».

lunedì, 10 Maggio 2021 - 15:15
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