Appello del pm e prescrizione, scatta la ‘rivoluzione Cartabia’ subordinata al diktat europeo: processi più brevi

Marta Cartabia

Non perdere i fondi del Recovery destinati alla Giustizia. Questo il diktat del Guardasigilli Marta Cartabia che impone una stretta alla riforma al fine di mandare al macero i 2,7 miliardi di euro del Pnrr destinati al comparto: serve un cambiamento immediato e convincente agli occhi dell’Unione europea, e sul punto Cartabia vuole unita l’intera maggioranza. Per questi ha incontrato via web i componenti ed i capigruppo della Commissione Giustizia, indicando la priorità che la maggioranza dovrà guardare per non sprecare l’occasione Recovery: la durata dei processi. «Ce lo chiede l’Europa»: il mantra che da decenni influenza le cose italiane, non sempre con esiti felici, stavolta è davvero come un fiato sul collo.            

«Se mancheremo gli obiettivi che la Commissione Ue ci richiede sulla durata dei processi – ha dichiarato Cartabia durante la riunione raccontata dall’Ansa – l’Italia dovrà restituire quella imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del Paese». Coesione dunque, invocata dal ministro soprattutto alle anime divise del Governo Draghi, per raggiungere in cinque anni una riduzione del 40% della durata dei processi dinanzi ai tribunali civili e del 25% i processi penali, secondo le richieste dell’Unione. Entro la fine del 2021 il piano di riforma delle due giustizie dovrà essere completato: giudizi più veloci, minore incidenza della prescrizione, presunzione di innocenza.  

Le novità
In primis, la riforma della prescrizione, oggetto di guerre intestine soprattutto da parte del Movimento Cinque Stelle che, come si ricorderà, sull’argomento, con ministro Bonafede, aveva lanciato un tentativo di ‘rivoluzione’ stoppato dalla dialettica parlamentare e dalla pandemia. Due le proposte poste sul tavolo dal ministro Cartabia: la sospensione della prescrizione dopo la condanna in primo grado, con termini che riprendono se il grado di appello non si conclude entro due anni; oppure la prescrizione processuale che si interrompa con l’esercizio dell’azione penale: se il processo dura più di 4 anni in primo grado, 3 in appello e 2 in Cassazione c’è improcedibilità.

Poi c’è la riforma dell’appello, sempre nel tentativo di velocizzare i giudizi. Il pubblico ministero, in sostanza, non potrà presentare appello ricorrendo invece direttamente in Cassazione.

In tema di indagini preliminari, o meglio della loro durata, questa potrà essere di un anno al massimo in caso di contravvenzioni con una sola proroga per alcuni delitti.

Si intende poi incentivare il ricorso ai riti alternativi, con maggiori incentivi così da diminuire i tempi del dibattimento e abbreviare i processi. L’incentivo al patteggiamento è costituito dalla previsione che si sostituisca la pena detentiva fino a 4 anni con una misura alternativa che il giudice applichi come sanzione sostitutiva. Quindi il giudice potrebbe disporre la detenzione domiciliare  senza attendere il giudizio di esecuzione.

In tema di velocizzazione si propone anche l’interruzione (al posto della sospensione) del processo in caso di irreperibilità con una sentenza inappellabile di non doversi procedere revocabile solo in caso di rintraccio dell’imputato. A tutela dell’imputato condannato in assenza  che non era a conoscenza del processo a suo carico, e per questo irreperibile, verranno previsti poi una serie di rimedi successivi.

martedì, 11 Maggio 2021 - 08:18
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