Verbali Amara, la procura di Brescia mette il turbo: convocato il pm (indagato) Storari, fissato l’interrogatorio

Paolo Storari
Paolo Storari

Procedere a passo spedito, affinché nessuna ombra si stagli sull’operato di chi è chiamato a districare i nodi di questa nuova angosciosa storia che tocca ancora una volta la magistratura. La procura di Brescia, dopo avere ottenuto la competenza a indagare sui verbali segretati dell’avvocato Piero Amara finiti in mano all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo, ha già disposto i primi interrogatori nell’ambito dell’inchiesta avviata a Roma e poi passata di mano.

Mercoledì prossimo sarà interrogato il pubblico ministero, in forza alla procura di Milano, Paolo Storari, indagato per rivelazione di segreto d’ufficio per avere consegnato i verbali segretati a Davigo. Storari era stato già sentito l’8 maggio dai pm di Roma ma adesso dovrà sostenere un nuovo interrogatorio al cospetto dei pm cui toccherà stabilire se vi sia stata una condotta illecita da parte del pm e pure da parte di Davigo (che per ora non è indagato). Storari dovrà ripercorrere le tappe delle consegna dei documenti (avvenuta nell’aprile del 2020 a Milano), dovrà nuovamente spiegare il perché si rivolse a Davigo e dunque dovrà toccare un pezzo di vita della procura di Milano. Sì, perché tutto comincia proprio nel palazzo di giustizia meneghino.

Come già spiegato ai pm di Roma, Storari lamentava un ritardo da parte del suo capo, Francesco Greco, nell’iscrivere nel registro degli indagati personaggi di primo piano chiamati in causa dall’avvocato Piero Amara che aveva parlato dell’esistenza di una “loggia Ungheria”, ossia un’associazione segreta nata con lo scopo di tentare di condizionare le nomine e le decisioni interne alla vita giudiziaria e politica italiana. Per ‘autotutelarsi’, Storari contattò Davigo, che all’epoca sedeva nel Csm, e gli fece presente la questione, quindi Davigo gli disse di consegnargli i verbali, benché segretati, perché l’acquisizione rientrava nelle sue funzioni. Ed è questa la linea di difesa che Storari ha già sbandierato dinanzi ai pm di Roma.

«Tecnicamente – aveva chiarito il suo legale, l’avvocato Paolo Della Sala – il dottor Davigo era persona autorizzata a ricevere quegli atti, tale si era qualificato, e in tal senso aveva autorizzato il dottor Storari». In quel breve faccia a faccia nella Capitale, pero’, Storari non sarebbe entrato nel merito della gestione del fascicolo sul cosiddetto ‘falso complotto Eni’ (coordinato anche dall’aggiunto Laura Pedio), nel quale tra dicembre 2019 e gennaio 2020, vennero raccolte le dichiarazioni di Amara. Cosa che, invece, potrebbe fare, rivelando una serie di dettagli, nell’interrogatorio a Brescia fissato per il pomeriggio del 19 maggio. Carte alla mano, tra cui una serie di email, infatti, Storari sarebbe pronto a chiarire che a più riprese scrisse a Greco per esporgli la necessità di effettuare iscrizioni, invitando anche a tenere sempre presente la possibilità che Amara stesse calunniando diverse persone. Lo stesso Amara, al contempo, in quei mesi veniva molto ‘valorizzato’ per altre sue dichiarazioni, così come l’ex manager di Eni Vicenzo Armanna, dai pm del caso Eni-Nigeria, su cui la Procura milanese puntava molto e finito con 15 assoluzioni.

Tant’è che nell’immediatezza di un suo interrogatorio venne stralciato un passaggio del verbale, quello in cui l’avvocato siciliano gettava ombre sui giudici e sulle difese del caso nigeriano, per essere trasmesso a Brescia in vista di un’indagine, che poi è stata archiviata.

giovedì, 13 Maggio 2021 - 21:18
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