Strage funivia, il procuratore di Verbania: «Freni non hanno funzionato». Ministero istituisce Commissione ispettiva


E’ ancora presto per dare un nome alla causa del disastro della funivia del Mottarone, ma i primi tasselli di una inchiesta che sarà lunga e delicata iniziano a trapelare. Sotto accusa, al momento, c’è il sistema frenante della cabinovia che in venti minuti trasporta i viaggiatori sin sulla cima, a 1500 metri di altezza. Il freno di emergenza non ha funzionato, ha affermato il procuratore di Verbania Olimpia Bossi, e il cavo – altra anomalia- si è reciso di netto. Una doppia anomalia, rottura del cavo e mancato funzionamento del freno di emergenza, che avrebbe reso inevitabile il tragico destino di 14 dei 15 occupanti. L’unico sopravvissuto, come noto, è un bimbo che ha perso l’intera famiglia (madre, padre, fratellino e nonni appena arrivati da Israele) e che lotta in un letto di ospedale.

La Procura di Verbania procede intanto per omicidio colposo e lesioni, al fine di arrivare a stabilire con certezza le cause dell’incidente ad un impianto che era stato aperto solo sabato scorso. Il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini  questa mattina è stato a  Stresa per un vertice accompagnato dal capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Fabrizio Curcio con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, con il vicepresidente e assessore alla Montagna Fabio Carosso e l’assessore alle Infrastrutture e Trasporti e alla Protezione Civile Marco Gabusi, il sindaco di Stresa, Marcella Severino, e il prefetto  di Verbania, Angelo Sidoti.

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Il Mit i ha istituito una commissione ispettiva con il compito di «individuare le cause tecniche e organizzative» che hanno provocato il gravissimo incidente. La Commissione di esperti, presieduta da Gabriele Malavasi, dovrà redigere una relazione dettagliata da presentare al Ministro sulle cause tecniche e organizzative che hanno provocato l’incidente. Tutto ciò si aggiunge agli accertamenti della Direzione Generale per le Investigazioni Ferroviarie e Marittime – DGFEMA, organismo investigativo indipendente previsto dalla normativa europea, che ha avviato un’inchiesta.

Già ieri l’impianto è stato posto sotto sequestro insieme a tutta l’area dell’incidente. Gli investigatori sono al lavoro per recuperare tutta la documentazione relativa ai dispositivi di sicurezza, i controlli e la manuntenzione della struttura. C’è poi tutto il capitolo delle perizie che verranno affidate a esperti. Si attende, forse già nelle prossime ore, l’iscrizione dei primi nomi nel registro degli indagati. Un passo necessario per consentire gli accertamenti irripetibili che richiedono la presenza dei consulenti di parte.

lunedì, 24 Maggio 2021 - 14:46
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