Strage funivia, l’ammissione del capo impianto: «Quella cabina aveva problemi da un mese». Possibili nuovi indagati


Alla fine ad ammettere che quell’escamotage fatale, lasciare un ‘forchettone’ per bloccare il freno di emergenza, era stato realmente utilizzato e non si trattava solo di ipotesi investigative è stato Gabriele Tadini. Il sessantatreenne capo servizio responsabile del funzionamento della funivia del Mottarone, ascoltato insieme ad altri dipendenti, nel corso dell’interrogatorio durato quattro ore ha ammesso dinanzi al procuratore di Verbania Olimpia Bossi e al pm Laura Carrera. La cabina, secondo il racconto, aveva da circa un mese e mezzo dei «problemi», quindi c’erano stati due interventi tecnici dell’azienda di manutenzione: uno il 3 maggio, uno precedente.

Interventi non risolutivi, ma, questa l’accusa degli inquirenti, invece di bloccare la cabina eventualmente per sottoporla a controlli e manutenzione più radicali, si è deciso di «bypassare» il problema. Come? Disattivando il freno di emergenza lasciando il forchettone. Una scelta fatale: il fatto che si sia spezzato il cavo trainante della cabina che era quasi arrivata dall’altro lato dopo un viaggio di 20 minuti ha trasformato la decisione di bloccare il freno in tragedia. Se il freno di emergenza fosse stato ‘libero’, la cabina si sarebbe solo fermata lì dove si trovava, retta dagli altri cavi, e le 15 persone all’interno si sarebbero forse salvate. Invece, senza freno la cabina ha iniziato ad arretrare fino a schiantarsi contro il pilone di cemento per poi cadere nel vuoto, rotolare e finire contro un albero. Quattordici persone hanno perso la vita in maniera orribile. Solo un bambino di cinque anni, Eitan, è sopravvissuto grazie all’abbraccio del papà ed ora si trova ricoverato al Regina Margherita di Torino. E’ sempre in prognosi riservata, ha subito un intervento ed è stato risvegliato dal coma farmacologico. Semicosciente, i sanitari non disperano sulla sua ripresa perché non avrebbe subito lesioni gravi ma solo con il tempo si capirà quali danni ha riportato e si porterà dietro per la vita.

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Gabriele Tadini è stato arrestato insieme al proprietario delle Ferrovie del Mottarone Luigi Nerini, 56enne di Baveno (Verbania) e al direttore di esercizio Enrico Perocchio il quale ha negato di avere autorizzato l’utilizzo della cabinovia con i forchettoni inseriti, come ha comunicato alla stampa il suo avvocato

Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che il procuratore Olimpia Bossi definisce «un quadro fortemente indiziario». Ma l’inchiesta non è chiusa, potrebbero presto esserci nuovi indagati. Gli inquirenti stanno infatti valutando la posizione di altre persone anche in vista della consulenza tecnica che verrà disposta con la forma dell’accertamento irripetibile. Ed è attesa per oggi, probabilmente in mattinata, la richiesta di convalida del fermo e di arresto della Procura di Verbania nei confronti dei tre fermati. I tre sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni gravissime, rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravata dal disastro.

«E’ stata una omissione consapevole» ha affermato il procuratore Bossi definendo così la decisione di inserire il forchettone nel freno di emergenza. Quella di ovviare ai problemi dell’impianto, che continuava a fermarsi, è stata dunque secondo l’accusa una «scelta deliberata» dei tre indagati.

Il secondo ‘forchettone’, lo strumento che impediva l’entrata in funzione dei freni di emergenza della funivia del Mottarone, è stato trovato ieri mattina nella zona dell’incidente.

giovedì, 27 Maggio 2021 - 08:45
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