Giustizia, Lega e Radicali giocano la carta del referendum per la riforma. Ecco i sei quesiti: c’è il limite alla custodia cautelare

Matteo Salvini leder della lega, durante la coferenza stampa a Villa Vittoria a Napoli (foto Kontrolab)

Un referendum per scrivere una nuova pagina della Giustizia. E’ la battaglia che vede insieme Lega e Radicali e che rischia di mandare gambe all’aria la riforma che il Guardasigilli Marta Cartabia vorrebbe disegnare.

I due partiti hanno promosso ben sei referendum, depositando i quesiti in Cassazione per potere avviare la raccolta delle firme: elezioni del Csm (con l’eliminazione delle firme necessarie alla candidatura), responsabilità diretta dei magistrati, equa valutazione delle toghe, separazione delle carriere; limiti alla custodia cautelare e abolizione del decreto Severino i temi sui quali i cittadini saranno chiamati a esprimersi (se le sottoscrizioni raggiungeranno il numero minimo e supereranno il check della Suprema Corte e della Consulta) una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022. «Mentre il Parlamento andrà avanti nel processo delle riforme – ha detto Matteo Salvini – gli italiani potranno accompagnarle firmando da 2 luglio» sui referendum. «Alcuni temi non potranno trovare spazio in Parlamento e li mettiamo nelle mani dei cittadini. E’ un aiuto, portiamo una dote al governo Draghi che ha la nostra piena fiducia, e al paese», ha aggiunto.

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L’iniziativa di Lega e Radicali ha però diviso i partiti. I capigruppo Dem in Commissione Giustizia di Camera e Senato, Alfredo Bazoli e Franco Mirabelli non vedono di buon occhio l’iniziativa: i referendum sono «contro la riforma Cartabia» perché inevitabilmente mettono in contrapposizione Camere e volontà popolare. Più tranchant il segretario del Pd Enrico Letta, che, intervenendo a ‘Porta a Porta’ ha affermato: «Fi e centristi, con Annamaria Bernini e Maurizio Lupi, considerano i referendum uno stimolo alle Camere. Benedetto Della Vedova (+Europa) ha espresso una analoga posizione».

E tuttavia all’interno del partito vi è chi ha aperto ai quesiti:«Se saranno l’occasione di un dibattito aperto, franco e responsabile e se potranno avere l’effetto di spingere in avanti una legislazione che si è dimostrata lenta negli anni passati, essi vanno considerati con grande attenzione e coraggio – dice – Non credo affatto sia giusto che questo tema sia un po` pelosamente impugnato solo da quella destra populista, come la Lega, che amava esibire il cappio nelle aule parlamentari», ha commentato Goffredo Bettini.

E proprio la posizione di Bettini ha fatto salire in cattedra Italia Viva, che non ha mancato di sottolineare la posizione ondivaga di alcuni esponenti dei dem in materia di giustizia: «Siamo stati un anno a battagliare con il M5s sulla giustizia. Noi garantisti, il M5s giustizialista, il Pd si girava i pollici e Bettini amoreggiava con Conte e Bonafede. Oggi leggere il suo appello a non snobbare i quesiti referendari dei radicali è a dir poco esilarante», ha scritto su Twitter il capogruppo di Italia viva al Senato Davide Faraone. Fi e centristi, con Annamaria Bernini e Maurizio Lupi, considerano i referendum uno stimolo alle Camere. Benedetto Della Vedova (+Europa) ha espresso una analoga posizione.

giovedì, 3 Giugno 2021 - 22:41
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