Marò, caso chiuso dopo 9 anni: risarcimento pagato, la Corte indiana mette la parola fine sull’epopea dei fucilieri

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L’Italia può mettere la parola fine sul caso marò. A nove anni dalla morte dei due pescatori al largo delle coste del Kerala a febbraio del 2012, la Corte suprema indiana ha chiuso tutti i procedimenti contro Salvatore Latorre e Massimiliano Girone, accusati dell’uccisione dei pescatori. Lo riferiscono i media di Nuova Delhi, secondo cui già la settimana scorsa la Corte suprema aveva accettato di chiudere tutti i procedimenti dopo il deposito del risarcimento di 100 milioni di rupie, circa 1,1 milioni di euro.

Secondo i media di Nuova Delhi, la Corte Suprema considera «ragionevole e adeguato» il risarcimento, 80 milioni dei quali dovranno essere depositati a favore degli eredi dei due pescatori (40 per ogni famiglia) e 20 milioni al proprietario dell’imbarcazione.

«Si chiude il caso con l’India. Un successo della diplomazia italiana», scrive su twitter il commissario europeo all’Economia ed ex premier Paolo Gentiloni commentando la chiusura dei procedimenti contro i due marò nove anni dopo l’incidente.

La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perché  che l’Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato. Nel corso dell’udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte – Sharad Arvind Bobde – il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che “l’Italia ha avviato il trasferimento di denaro”, aggiungendo che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito.

La vicenda
I fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però, morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell’Aja, che aveva riconosciuto “l’immunità funzionale” ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all’Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

martedì, 15 Giugno 2021 - 09:36
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