A processo per l’omicidio dell’infermiere trovato carbonizzato in auto nella pineta, tutti assolti: fu suicidio

aula tribunale

Non fu omicidio ma suicidio. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Vibo valentia Marina Russo ha assolto moglie, figlio e altri parenti dell’infermiere Nicola Colloca, 49enne il cui corpo, completamente carbonizzato, fu rinvenuto nel settembre del 2010 all’interno della sua Opel Corsa in una pineta tra i Comuni di Maierato e Pizzo. Le indagini si erano riaperte nel 2017, a sette anni dalla scoperta del corpo, dopo le indagini dei carabinieri, ma l’impianto accusatorio della Procura nei confronti dei familiari dell’uomo, in particolare dopo la perizia sul corpo della vittima, è stata smontata dal giudice che ha mandato assolti tutti dalle gravi accuse. Assoluzione perché il fatto non sussiste.

In base alla consulenza conclusiva del perito incaricato dal giudice, il professore Pietro Tarsitano, già direttore del reparto di Medicina legale dell’ospedale Cardarelli e attualmente docente dell’Università di Napoli, quello di Colloca era un suicidio e non un omicidio per come sostenuto dall’accusa sulla base della perizia dello specialista Arcudi (che aveva effettuato i primi accertamenti sul decesso), mentre il primo medico legale Katiuscia Bisogni aveva concordato con la tesi del suicidio.

Sette gli imputati assolti: Caterina Gentile, moglie di Nicola Colloca, Luciano Colloca, figlio 29enne e i cognati Michele Rumbolà, Caterina Magro, Nicola Gentile e Domenico Gentile.  Per loro l’accusa era concorso in omicidio e distruzione di cadavere. Alla moglie, al figlio e a Michele Rumbolà, veniva inoltre contestata la premeditazione del delitto, mentre a moglie e figlio anche l’aggravante di aver agito contro un familiare nei primi due reati.

mercoledì, 30 Giugno 2021 - 09:05
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