False prescrizioni con dati rubati a pazienti ignari, truffa all’Asl Na1: coinvolti 2 centri diagnostici di Napoli e 2 medici


Sarebbero stati oltre 100 i pazienti i cui dati sono stati utilizzati per compilare prescrizioni per esami diagnostici in realtà falsi che avrebbero consentito a due centri convenzionati di ottenere rimborsi per migliaia di euro. I cento pazienti sono stati ascoltati dagli inquirenti e hanno confermato di non aver chiesto alcuna prestazione, dando di volta in volta conferma dell’esistenza di una truffa nei confronti del Servizio sanitario nazionale e dell’Asl Napoli 1 Centro. L’esito delle indagini sono 4 misure cautelari: due rappresentanti legali di centri diagnostici con sede a Napoli sono stati posti agli arresti domiciliari; due medici convenzionati con l’Asl sono stati sospesi per un anno dall’attività.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica partenopea, scaturiscono da una denuncia presentata dalla stessa Asl NA1 Centro e sono state condotte dalle Fiamme Gialle del Secondo Nucleo Operativo Metropolitano che hanno scoperto una presunta associazione per delinquere finalizzata alla truffa che, falsificando le prescrizioni mediche di esami diagnostici, otteneva indebiti rimborsi da parte del Servizio sanitario nazionale.

I rappresentanti legali sono padre e figlio, residenti a Napoli e i medici operano in strutture sanitarie del capoluogo. Il meccanismo architettato consisteva nella prescrizione di costosi esami diagnostici di laboratorio, in codice di esenzione, nei confronti di soggetti che di fatto erano totalmente ignari delle prescrizioni a loro nome. In questo modo, i due laboratori potevano chiedere il rimborso delle somme a carico del Ssn per esami diagnostici in realtà mai eseguiti.  Sono stati sentiti in atti oltre 100 pazienti i quali hanno disconosciuto le prescrizioni a loro nome e persino affermato, in molti casi, di non essersi mai recati presso quei centri diagnostici. Le prescrizioni sanitarie esaminate hanno permesso ai due laboratori di analisi di richiedere ed ottenere un indebito rimborso pari a oltre 58.000 euro, per cui la Guardia di Finanza ha potuto procedere a sequestri per valore equivalente a carico degli indagati.

venerdì, 16 Luglio 2021 - 10:16
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