Covid, il Green Pass sarà regionale: più ricoveri, meno libertà per chi non è vaccinato. L’ipotesi allo studio del Governo


Il Governo intende dare ascolto alle richieste delle Regioni relative alla rimodulazione dei criteri per determinare il passaggio in zona gialla. Passaggio che non sarà più basato sul numero dei contagi, dato ininfluente ormai visto che il 50% della popolazione è immunizzata, ma sul numero di terapie intensive occupate. Dunque, secondo quanto emerge ad oggi, se il tasso di occupazione delle terapie intensive sarà superiore al 5% dei posti letto disponibili in una determinata Regione e se il tasso di occupazione dei reparti ordinari sarà superiore al 10%, scatterà il passaggio in zona gialla.

La revisione dei criteri per la mappatura del rischio è stata nelle scorse settimane oggetto di serrato dibattito tra presidenti di Regione e Governo che alla fine sembrano avere trovato la soluzione sui parametri di monitoraggio che sembra più adatta vista l’attuale situazione sanitaria, non più confrontabile con quella di un anno fa perché ci sono i vaccini e dunque non più misurabile con gli stessi criteri. Già oggi, martedì 20 luglio, dovrebbe tenersi la riunione del Comitato tecnico scientifico che dovrebbe mettere il sigillo a questa rimodulazione e nuova svolta nella lotta alla pandemia. Stando all’ultimo monitoraggio, se dovesse passare questo criterio, nessuna regione andrebbe in giallo: la media nazionale di occupazione dei posti letto, sia in terapia intensiva che nelle aree mediche, è al 2%. Ad essere messe peggio, con le rianimazioni, sono la Toscana (3,4%), la Sicilia (3,1%), la Liguria (2,8%) e il Lazio (2,7%) mentre nei reparti ordinari la Calabria è al 5,5%, la Campania al 5,1%, la Sicilia al 4,6%. Numeri al momento comunque lontani dalla soglia di rischio.

Le novità sul Green Pass
La svolta si attende anche su una delle tematiche più dibattute e spinose: il green pass, il passaporto vaccinale già realtà in Francia e che in Italia è ancora allo studio tra polemiche politiche e scetticismo. Sono ore fondamentali, queste, per il raggiungimento di un punto di incontro tra le forze politiche divise tra chi, come Pd e Movimento Cinque Stelle, spinge per una soluzione ‘a la Macron’ e chi, come Lega all’interno del Governo e Fratelli d’Italia all’opposizione, è fortemente critico soprattutto per l’eventuale penalizzazione dei ristoratori.

Il ministro della Salute Roberto Speranza, cui danno man forte esperti e scienziati, vorrebbe arrivare all’uso estensivo del certificato vaccinale, dunque anche per consumare nei ristoranti al chiuso; il leader della Lega Salvini dice invece che questa soluzione «non ha senso» e il collega di partito e presidente della Conferenza Stato Regioni Massimiliano Fedriga rilancia: «Il green pass ai ristoranti, con i numeri che abbiamo, sembrerebbe una scelta fuori luogo e incomprensibile. Se poi la situazione peggiora, si possono rivedere le scelte». Le modifiche comunque ci saranno, a partire dalla concessione del pass solo dopo la seconda dose. Molto probabile, inoltre, che l’utilizzo sia esteso oltre che per matrimoni ed eventi anche per aerei, treni, navi a lunga percorrenza, cinema, teatri, concerti, piscine e palestre. Per i ristoranti, si andrebbe per gradi e a seconda delle situazione nella singola Regione.

martedì, 20 Luglio 2021 - 09:05
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