Green pass nei locali al chiuso già con una dose. Certificato per prendere bus e metro, il Governo rimanda la decisione

Ristoranti, torna l'apertura al chiuso

Nessun titolare di bar dovrà chiedere il green pass se si sta al bancone per un caffè e nessun ristoratore dovrà farlo se si consuma all’aperto. Ma il certificato sarà necessario se si intende accedere al bar o al ristorante al chiuso. Questo, a meno di cambi dell’ultima ora, è quanto prevederà l’ultimissimo decreto anti Covid che verrà approvato oggi in Consiglio dei Ministri e che detta le ultime misure in tema di lotta ai contagi. Tutto ruota intorno all’ormai famigerato green pass, in pratica il certificato di avvenuta vaccinazione che da lunedì in poi dovrà regolare la vita degli italiani. Obbligo di lasciapassare, dunque, per ogni attività che si compia al chiuso, con possibilità di modularne la portata di utilizzo di settimana in settimana. Il Governo, con l’appoggio solo di alcune delle forze di maggioranza, appare deciso a perseguire la linea tracciata in Europa dal presidente francese Macron; contro ha però lo scetticismo dei governatori delle Regioni, non tutti, che ieri in Conferenza hanno stilato un documento che di fatto chiede di circoscrivere la portata del pass per non danneggiare ulteriormente le attività economiche soprattutto per questa stagione estiva che vede una lentissima ripresa del turismo.

Da un lato dunque l’esecutivo guidato da Mario Draghi, che parte dal dato concreto dei contagi in aumento (4259 in un giorno, una settimana fa erano 1534); dall’altra le Regioni che chiedono che l’uso del green pass sia limitato solo a quelle attività che non hanno ancora riaperto o che subiscono ancora delle limitazioni come quelle delle discoteche, i concerti, gli eventi sportivi, fiere e congressi. Ma di non imporlo a ristoranti, teatri, cinema, palestre e piscine. I governatori hanno, nel Governo, l’appoggio della Lega, con Matteo Salvini che spiega come la proposta regionale sia «assolutamente equilibrata», viceversa quella delineata dal Governo sarebbe un ostacolo al lavoro, al diritto alla salute e allo studio, agli spostamenti e alla vita di metà degli italiani. Sul fronte opposto il segretario Pd Enrico Letta secondo il quale serve una applicazione del green pass «intelligente e scrupolosa, per essere tutti più liberi».

Tra le due posizioni, il Governo cerca sì una mediazione ma prediligendo la via della sicurezza e il contrasto all’aumento dei contagi: si vuole evitare le chiusure, possibili se entro le prossime settimane i contagi non calano. La linea dunque è questa: scelte graduali per dare tempo alle persone di vaccinarsi almeno con la prima dose, immediato obbligo di green pass per bar e ristoranti al chiuso (già con la prima dosa, tampone negativo o guarigione dalla malattia), nessun obbligo per stare all’aperto. Due dosi obbligatorie invece per entrare nelle discoteche, per viaggi di lunga percorrenza.

Il nodo, una volta fissati questi paletti chiari, sarà però capire come l’obbligo di certificato vaccinale sarà fatto rispettare. A destare qualche dubbio sono in particolare i trasporti: come consentire alle aziende, già oggi in difficoltà per far rispettare la capienza dell’80% e il distanziamento, di controllare il certificato di tutti i viaggiatori? Secondo le ultime indiscrezioni, al momento il decreto dovrebbe escludere i trasporti pubblici: secondo fonti governative, infatti, una decisione sull’eventuale uso del Green Pass per autobus e metropolitane sarà presa in un secondo momento.

giovedì, 22 Luglio 2021 - 08:36
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