De Luca, botte al Pd e carezze a M5s e Meloni. Sul terzo mandato da governatore rilancia con l’esempio del Veneto

Vincenzo De Luca

E’ un fiume in piena Vincenzo De Luca, intervenuto alla festa dell’Unità a Napoli. Sempre più opposizione interna al suo partito, il Pd, il governatore della Campania bastona i Dem, ma dedica il suo intervento anche al suo ruolo di guida della Regione e alle proteste contro il Green Pass organizzate anche nel capoluogo campano. A sorpresa, e nonostante il mai celato ‘odio’ per i grillini, apre anche ai Cinque Stelle andando anche oltre l’attuale alleanza tra democratici e pentastellati per l’elezione a sindaco di Gaetano Manfredi.

Le critiche al Partito democratico
Il problema dei democratici, a sentire De Luca che arringa dal palco la nutrita platea di partecipanti alla Festa dell’Unità di Napoli che si è svolta presso l’ippodromo di Agnano, è la sua incapacità di crescere nei sondaggi andando incontro agli umori dell’elettorato. Tutta colpa, spiega il governatore, di un’identità ancora anonima, anzi «evanescente».

«I sondaggi – spiega – danno il Pd sempre al 19-20 per cento, esattamente come un anno fa, malgrado il dimezzamento del M5s e il calo del 13% della Lega rispetto alle europee. Ci sarebbero praterie su cui cavalcare, ma il partito balbetta, ha una identità programmatica evanescente». Critiche pesanti al partito cui appartiene, verso il quale in verità mei è stato carezzevole. De Luca invoca, per il dopo amministrative, una «discussione congressuale»: «Il Pd non intercetta i voti in libera uscita – dice – Un anno fa dicevo a Zingaretti che i cittadini non sapevano cosa rappresentasse il Pd e quali fossero le sue idee. Oggi è lo stesso: non bastano il ddl Zan, il voto ai 16enni o i 10mila euro ai giovani. Bisogna saper parlare a tre-quattro aree sociali, al mondo produttivo, ai ceti professionali, che si riconoscano in idee forti, in modo da raggiungere uno schieramento maggioritario nel Paese. Invece quel che dice o pensa il Pd in materia di codice degli appalti, Mezzogiorno, giustizia e sicurezza non lo sa nessuno». Secondo De Luca «il Pd ad esempio dovrebbe lanciare una proposta per una gigantesca sburocratizzazione del Paese. Invece balbettiamo».

Cinque Stelle, dall’odio all’unica forza politica
Nel corso dell’intervento, intervistato dal direttore de Il Mattino Federico Monga, è arrivata poi l’insolita apertura verso i Cinque Stelle. Insolita sebbene di fatto oggi Pd e M5s in Campania siano alleati pro Manfredi e la pace sia stata già siglata in Consiglio regionale con l’elezione a vicepresidente di Valeria Ciarambino. Ma De Luca, è noto, non ha mai davvero sopportato i grillini e lo ribadisce anche dal palco che il movimento di Grillo e Casaleggio pur avendo aperto una «pagina diversa nella politica del Paese», ha «grandi responsabilità: ha involagrito il dibattito pubblico dell’ultimo decennio, sulla giustizia ha avuto posizioni incompatibili con la dignità delle persone e con un Paese civile, ha cambiato molte volte posizione e dato prova di infantilismo politico, ha diffuso una sottocultura della banalizzazione, ha confuso nel dibattito pubblico il concetto di casta con quello di elite».

Ora, però, «si apre una nuova stagione e guardiamo con rispetto al travaglio del Movimento». Insomma De Luca dall’ippodromo di Agnano effettua un sorpasso a destra della stessa alleanza, immaginando un percorso unitario «con la componente progressista e riformista del M5s» e proponendo di «avviare perfino un percorso ambizioso di tendenziale unificazione verso un’unica forza politica, che sia un partito democratico occidentale, un partito riformista vero». E non mancano nemmeno parole al miele per Giuseppe Conte, l’ex premier protagonista di mille invettive durante le dirette Fb del governatore, a proposito della gestione dell’emergenza sanitaria e non solo, la cui proposta politica dice ora «va seguita con grande interesse – sottolinea De Luca – ma dobbiamo sapere che in Italia non c’è uno spazio politico per due partiti riformisti. Lo spazio di Conte sarebbe, né più ne’ meno, quello del Pd».

Il mandato da governatore
E’ quando poi il discorso vira sul ruolo di governatore (al secondo mandato dopo l’elezione plebiscitaria dello scorso autunno) che De Luca svela il proprio progetto: «Vediamo se finisce tra quattro anni, godiamo di buona salute» afferma alla domanda sulla possibilità che dopo la fine dell’esperienza da presidente regionale si candidi di nuovo a sindaco: «In Veneto c’è una normativa, potremmo ancora andare avanti» fa notare De Luca, guardando alla riforma che ha eliminato il limite dei due mandati per i presidenti di Regione.  De Luca si riferisce a una nuova legge del Veneto approvata dalla maggioranza di Luca Zaia che toglie il limite a due mandati.

Dalle ‘pippe’ di De Magistris a Gaetano Manfredi
Quello con il candidato a sindaco del centrosinistra Gaetano Manfredi (presente in prima fila)  appare sotto tutti i punti di vista un idillio che potrebbe aprire una nuova storia di rapporti istituzionali distesi tra Regione e Comune di Napoli dopo le frizioni mai nascoste con il sindaco uscente Luigi De Magistris. «Saremo al fianco del Comune di Napoli per dare una mano – afferma – La Regione ha gia’ dato al Comune tre miliardi in questi anni ma tante cose sono rimaste ferme, penso alla Galleria Vittoria; altrove ci sarebbe stata una rivolta dopo tanto tempo di chiusura ma a Napoli bisogna ricostruire anche una cittadinanza attiva».

«Tra le dieci proposte della Regione ce ne sono alcune su cui già lavoriamo con il candidato Manfredi, come il lungomare di San Giovanni a Teduccio- continua – Stiamo lavorando anche per realizzare a Napoli un polo pediatrico di livello europeo, un polo regionale della pediatria. Vogliamo poi creare Porta Est, sull’area orientale della città, con una riqualificazione di livello europeo, chi entra a Napoli deve avere la sensazione di entrare a Parigi, Berlino, Londra. Ovviamente per fare queste cose ci vuole un sindaco che non pensa a fare la flotta Mediterranea o le altre pippe e palle di questi dieci anni», ha concluso riferendosi a de Magistris. «Veniamo da un decennio terribile anche per responsabilità nostra, Napoli ha retto per la grandezza della sua storia ma se fosse stato per il Comune diventava peggio di certe citta’ sudamericane. Oggi bisogna voltare pagina e la figura piu’ adatta e’ Manfredi. Da ex sindaco lo avverto che e’ la carica piu’ allucinogena, c’e’ dietro l’angolo un pericolo di delirio di onnipotenza. Ma lui diversamente da De Luca non e’ una carogna, e’ una persona tranquilla, dara’ un contributo di competenza. Sarebbe bene dare tutti una mano a Manfredi”. 
  

Bastone per Salvini, carota per Meloni
Arriva poi il momento di esprimersi sugli attuali leader del centrodestra: Salvini, da sempre al centro delle più fantasiose invettive del governatore. Che non lo ama e non lo nasconde. E una ‘carezza’ per colei che a colpi di sondaggi sta scalando la coalizione, Giorgia Meloni. A Salvini manda a dire che «potrebbe trovare il tempo di leggere un libro o una poesia di Leopardi, invece di stritolarci i perpendicoli dalla mattina alla sera. Tra gli elementi di degenerazione politica dell’ultimo decennio, c’è anche l’insorgere sulla scena politica di alcuni personaggi». Salvini, spiega, gli dà «l’orticaria» mentre Meloni «e’ una donna intelligente, viene da una sua formazione politica, guardo a lei con rispetto ma vale anche per lei quanto dicevano i latini: nulla e’ piu’ facile che parlare. Meloni deve evitare la banalizzazione dei problemi, ha l’obbligo della responsabilita’. Quando dice che le misure anticovid sono liberticide vorrei chiederle: allora cosa dobbiamo fare di fronte a 301 positivi al giorno in Campania? Siamo la regione con la piu’ alta densita’ abitativa d’Italia, e’ chiaro che qui la mascherina e’ necessaria anche all’aperto. Invece il governo l’ha tolta per fare un piacere a Salvini».

I No-Green Pass
«In Italia abbiamo quelli che non si convinceranno mai sui vaccini – dice De Luca a proposito dei manifestanti contro il certificato vaccinale – Ho sentito questi tizi che hanno fatto le manifestazioni a cominciare da quello di Milano. Parlano di liberta’, ma che c’entra? Allora le cintura di sicurezza obbligatorie? Il casco per tutelare la salute? C’e’ un principio di responsabilita’ senza cui una comunita’ non puo’ reggere. C’e’ stato un disastro comunicativo – ha detto De Luca – ma tra il ministro e il commissario. Abbiamo rotto il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, ad esempio sulla vicenda Astrazeneca».

lunedì, 26 Luglio 2021 - 10:14
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