Giustizia, l’odg sulla responsabilità civile dei magistrati spacca l’Aula: accuse incrociate e Fdi sale in cattedra


La seduta alla Camera sugli ordini del giorno relativi alla riforma del processo penale si fa rovente quando la discussione cade sull’ordine del giorno presentato dall’onorevole di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida: la responsabilità civile dei magistrati. Ed è qui che la variegata maggioranza di governo si frantuma ancora una volta, con accuse incrociate che volano da una parte all’altra dell’emiciclo. Lega e Forza Italia annunciano di astenersi, Italia Viva lascia libertà di voto e il Pd si ritrova da solo a difendere a denti stretti il ‘no’ a un tema che in queste calde settimane estive sta riscuotendo un boom di consensi nelle piazze italiane con l’iniziativa della raccolte firme utili per indire un referendum. 

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Le prime turbolenze le creano, appunto, Lega e Forza Italia annunciando voto di astensione sull’ordine del giorno. Una ‘non posizione’ rispetto al tema proposto da Fratelli d’Italia ma anche rispetto al parere negativo dato dal Governo e che porta la firma anche del sottosegretario alla Giustizia che Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. Il Carroccio evita di prendere posizione in aula ritenendo di dovere attendere il voto del referendum essendo impegnato in prima persona nella raccolta delle firme insieme ai Radicali, mentre Forza Italia – nella persona di Pittalis – spiega che «questa riforma è la sintesi sofferta» di più posizioni, ma questo compromesso che ha visto impegnati anche gli azzurri non giustifica voti che vanno contro la storia del partito di Berlusconi. «Affermiamo totale supporto al contenuto dell’ordine del giorno. Non possiamo contraddire una battaglia storica alla quale non intendiamo rinunciare, ecco perché ci asteniamo», conclude Pittalis.

Quanto a Italia Viva, tocca al deputato Silvia Fregolent spiegare la posizione dei renziani: «Su questo punto ci sarà libertà di voto. Colgo l’occasione per dire che Italia Viva è libera per davvero di dire al Governo che questa è un’occasione persa. Si poteva avere più coraggio su alcuni temi, come questo oggetto di discussione. Avevamo tutti i numeri di incidere veramente nella Giustizia ma purtroppo si è scalfito solamente in alcuni casi il vero vulnus di questo paese, che è una giustizia lenta, che troppo spesso è forte coi deboli e debole coi forti».

Tutti interventi che mandano in tilt il Partito democratico. Alfredo Bazoli, cerca di ‘richiamare all’ordine’ i colleghi del centrosinistra, invitandoli a non fare sgambetti al Governo Draghi e, al tempo stesso, rimarcando la posizione di totale lealtà dei dem verso l’esecutivo: «Noi siamo leali al Governo e pretendiamo la stessa lealtà da parte degli altri gruppi di maggioranza. Non è possibile che ogni volta nelle forze di maggioranza ci sia un liberi tutti», dice uno spazientito Bazoli. Prima di lui la collega Debora Serracchiani aveva evidenziato che «non si può in quest’aula prendere delle decisioni diverse da quelle che si assumono in Consiglio dei ministri che sono frutto del lavoro comune. Le decisioni devono essere il più possibile unitarie e condivise».

Replica per primo Edoardo Ziello della Lega, sottolineando che la lealtà al Governo è stata dimostrata dal suo partito votando la fiducia. Poi aggiunge: «Nessuno può farci lezioni di lealtà soprattutto se queste lezioni provengono da quei gruppi che si spaccano, creando una grande composizione quasi come se fosse un grande colore arcobaleno, durante delle votazioni importanti: il ministro della difesa aveva espresso parere favorevole sulle missioni in Libia e da quei banchi abbiamo visto una totale assenza di lealtà visto che si sono completamente spaccati».

Risponde per le rime al Pd anche Fratoianni (Liberi e Uguali), il quale mena pure un calcio al Governo: «Sono stupito che si richiami l’aula a una improbabili la lealtà al governo, su un provvedimento così complesso e peraltro quando il Governo ha posto la fiducia».

Ne ha per tutti Roberto Giachetti di Italia Viva: «Se questo parlamento ha partorito la riforma che stiamo affrontando, che di sicuro è minore alle aspettative che io avevo, possiamo immaginare che questo Parlamento avrà fatto una legge che segue un indirizzo che vogliono i cittadini. Perché è stata già fatta una legge sulla responsabilità civile quando ci fu il referendum tortora ma andava esattamente in senso contrario. Magari preventivamente vogliamo fare una legge sulla responsabilità civile dei magistrati che freghi le firme del referendum? Ma lasciamo stare».  Quindi Giachetti si scalda e punta l’indice contro Bazoli: «Io non l’ho vista gridare lealtà al Governo quando insieme ai cinque stelle, in commissione, avete mandato sotto il governo sul decreto semplificazioni. E ci venite a parlare di lealtà su un ordine del giorno che sapete benissimo ciò che conta». 

Ma anche nel fronte del centrodestra si respira aria di tensione. L’ordine del giorno viene accompagnato dal parere negativo del governo, parere a firma dell’onorevole di Forza Italia Francesco Paolo Sisto che da sempre, invece, è stato portavoce di analoghe battaglie, tanto che Lollobrigida lo chiama in causa accusandolo di incoerenza: «Io ho provato a toglierla da questa penosa situazione contraria alla sua storia chiedendo che fosse il ministro Cartabia a scrivere il parere. Quello che è scritto qui dentro è quello per il quale stiamo raccogliendo migliaia di firme per ottenere il referendum, per il quale, probabilmente, ha firmato anche lei e al quale poi espresso parere contrario nell’oggetto dell’ordine del giorno. Collega, non si può evitare la responsabilità di essere coerenti. Come si fa a dare parere contrario? Lo rilegga l’ordine del giorno e magari prenda atto che pur governando con forze politiche che da sempre a protezione di un sistema e di poteri forti che si annidano nella magistratura, ha evitato ai cittadini italiani di liberarsi da questo orpello. Noi abbiamo fatto della coerenza il nostro punto di forza: ciò che diciamo fuori lo diciamo qui dentro. Rivolgo l’invito a lei e ai partiti del centrodestra a sostenere una battaglia che ha caratterizzato il centrodestra da quando è nato».

E la battaglia per Lollobrigida è quella di far sì che a discutere del tema della responsabilità civile dei magistrati sia il Parlamento e non un referendum, da lui pure sottoscritto: «Quello che vorremmo fare è risparmiare i soldi del referendum e discutere qui in Aula. In Italia pagano i medici, pagano i militari, pagano tutti per la responsabilità e gli errori ma non pagano i magistrati. Noi crediamo che sia il governo ad assumersi una determinazione in questo senso». Non se ne farà niente: al termine della votazione, l’ordine del giorno viene respinto.

martedì, 3 Agosto 2021 - 15:14
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