Crollo di rampa Nunziante, il Tar dà ragione al Comune oplontino: «Il palazzo è abusivo, va abbattuto»

di Roberta Miele

Il palazzo di rampa Nunziante è stato «realizzato in totale difformità dal titolo edilizio concesso», dunque l’ordinanza di demolizione del Comune di Torre Annunziata è «un atto dovuto». Tradotto: l’edificio, in parte crollato il 7 luglio 2017 seppellendo per sempre otto persone (tra cui due bambini), è abusivo e va demolito.

A stabilirlo è il Tar Campania, che si è pronunciato sul ricorso di Rosanna Vitiello e Ilaria Bonifacio, proprietarie degli appartamenti al secondo e al terzo piano, contro l’ordine di abbattimento delle opere abusive emanato dall’amministrazione oplontina il 14 novembre 2018. Ordine che, secondo le ricorrenti, ha «acriticamente recepito le conclusioni del consulente della Procura» oplontina in sede di indagine. Si è così concluso (almeno in primo grado) un altro capitolo della tragica vicenda: appena due settimane fa il tribunale di Torre Annunziata ha condannato ha condannato quattro persone per omicidio e crollo colposi, altre sei per falso. Tra queste le due ricorrenti che si sono viste infliggere un anno di reclusione con sospensione della pena per falso ideologico.

Il tribunale amministrativo, con la sentenza del 2 luglio, ha respinto tutta la linea difensiva delle ricorrenti che «cercano di ricondurre la legittimità dell’opera realizzata alla esistenza di una presunta variante di titolo edilizio, della cui esistenza, però, non è stata fornita adeguata prova». L’unico atto certo quindi è la licenza edilizia risalente al 1957 che prevede la realizzazione di un fabbricato per civile abitazione composto esclusivamente da un’autorimessa, un piano rialzato ed un piano superiore.

A nulla vale, per i giudici della terza sezione, la licenza di abitabilità (oggi di agibilità) del 1959 riguardante tutti e cinque i piani edificati in quanto fondata su «presupposti diversi e non sovrapponibili» alla licenza edilizia come la salubrità dell’immobile. Nessuna valenza ha nemmeno il rilascio, da parte del comune di Torre Annunziata, del buono contributo ai fini della ricostruzione post sisma né la richiesta di sgravio delle tasse, poi accolta nel maggio 1959, effettuata dalla prima proprietaria, la signora Grazia Monfregola, che contempla i cinque piani in contestazione.

E infine, la circostanza che prima del 1967 il titolo autorizzatorio fosse necessario solo nel centro abitato, ma che nella città oplontina all’epoca non era stato ancora delimitato, per il collegio, non ha alcun significato perché la legge statale non esclude che la disciplina dell’ente locale possa essere più rigorosa. Non a caso le ricorrenti hanno sostenuto che alla base della diversa costruzione vi fosse una variante approvata, rimasta però improvata.

mercoledì, 4 Agosto 2021 - 08:44
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