Giustizia, il ‘caso Triassi’ scotta: petizione contro il Csm e il ministro Cartabia chiede il trasferimento del procuratore di Nola

Il magistrato Laura Triassi
Il magistrato Laura Triassi

Il ‘caso Triassi’ scotta. Dopo la ‘petizione’ firmata da oltre 200 magistrati che in buona sostanza criticavano la non decisione del plenum del Csm sul trasferimento d’urgenza del magistrato per incompatibilità ambientale, si è mosso il ministro della Giustizia Marta Cartabia.

Il Guardasigilli ha, infatti, deciso di esercitare i suoi poteri di promuovere l’azione disciplinare nei confronti di una ‘toga’ e ha così sollecitato il trasferimento dell’attuale procuratore di Nola in via cautelare. Se ne discuterà agli inizi di settembre. Dal canto suo il magistrato, assistito dall’avvocato Domenico Mariani, è intenzionata a ‘resistere’: la strategia difensiva è ottenere una declaratoria di improcedibilità.

E’, dunque, ancora alta tensione nel mondo della giustizia. Il magistrato, arrivata alla guida della procura di Nola dopo avere vinto un ricorso davanti al Tar (confermato dal Consiglio di Stato) contro la nomina di Annamaria Lucchetta, si è vista sconfessare da tutto il corpo di pubblici ministeri, da buona parte del personale amministrativo e finanche dai carabinieri cui nel corso del tempo sono state delegate numerose indagini.

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Dodici pm su 13 hanno inoltrato un esposto al procuratore generale di Napoli nel quale contestavano a Laura Triassi un atteggiamento «di natura inquisitoria, connotato da aperto diffidenza e sospetto, da gratuita e aprioristica disistima, se non addirittura disprezzo» e di avere manifestato la tendenza a esprimersi «abitualmente in maniera scomposta, gratuitamente offensiva e denigratorio in merito a tematiche sensibili quali la gravidanza e la maternità, apertamente e pubblicamente additate come colpevole disfunzione per l’ufficio o i congedi per malattia, pregiudizialmente definiti come pretestuose occasioni ai propri impegni lavorativi».

Alle loro rimostranze si sono poi aggiunti i rilievi dei carabinieri e del personale amministrativo: tutto documentato e agli atti del dossier in possesso del pg Riello. Di qui la richiesta di trasferire d’ufficio il magistrato in via cautelare, nell’attesa che il procedimento disciplinare facesse il suo corso. Una richiesta, però, che il Csm – a maggioranza – ha deciso di non accogliere: a fine luglio si è decido di non decidere, sospendendo la valutazione in attesa delle determinazioni sul procedimento disciplinare. Tra quelli che si sono espressi a favore di Laura Triassi c’erano i consiglieri Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita che si sono lanciati in interventi che hanno fatto storcere il naso a più di una persona. Questa situazione ha innescato una singolare petizione che ha incontrato le firme di oltre 200 magistrati, per la maggior parte giovanissimi.

«Va, innanzitutto, rimarcato che, sebbene anche le forze dell’ordine abbiano rappresentato difficoltà relazionali con la dirigenza della Procura di Nola, l’esposto nel quale sono già descritti fatti astrattamente idonei a giustificare il trasferimento del Procuratore di tale ufficio giudiziario è stato presentato dai Sostituti. E’ sembrato, dunque, assai peregrino paventare il rischio che il trasferimento, se deliberato, si sarebbe basato essenzialmente su “improprie sollecitazioni dei Carabinieri», è l’incipit della petizione. Il chiarimento è una risposta all’intervento di Di Matteo per il quale era assurdo un ‘processo’ a Laura Triassi a seguito delle doglianze dell’Arma. «Ha suscitato, poi, stupore la richiesta, formulata da altro Consigliere, di accertare preliminarmente se permanessero nell’attualità le condizioni di grave disagio rappresentate nell’esposto, atteso che risale al 22 giugno 2021 (e cioè solo ad un mese prima del plenum) il deposito dell’ultima integrazione, sottoscritta anche dal personale amministrativo – si legge ancora nella petizione – Non si comprende, inoltre, come – a fronte di un’iniziativa volta a denunciare una situazione di “penoso malessere” rappresentata da dodici sostituti sui tredici in servizio, sostenuta anche dal personale amministrativo e di polizia giudiziaria – sia stata, di fatto, paventata, senza ancorarla ad alcuna circostanza oggettiva, l’ipotesi di un complotto ai danni del Procuratore e del Procuratore Aggiunto».

Quindi i firmatari della petizione tirano le orecchie al Csm: «Sarebbe stata opportuna maggior cautela da parte dei Consiglieri intervenuti, molti dei quali hanno invece adombrato l’idea che l’iniziativa assunta dai Sostituti fosse finalizzata a danneggiare la dirigenza (per motivi, tuttavia, sconosciuti) e non, invece, a garantire il buon andamento dell’Ufficio e la necessaria serenità nell’esercizio delle funzioni giudiziarie».

Dunque le conclusioni: «L’ipotesi del complotto ha, comunque, determinato un inaspettato cambio di prospettiva nell’esame della grave situazione in cui versa attualmente la Procura di Nola. L’esigenza di verificare la fondatezza di una mera congettura è parsa più rilevante, più urgente, rispetto a quella di ristabilire la piena funzionalità dell’Ufficio. E’ infatti innegabile che il contenuto dell’esposto e le dichiarazioni rese dal Procuratore di Nola, nel corso della seduta del 28 luglio, abbiano palesato la sussistenza di una situazione incompatibile con una gestione dell’Ufficio ispirata ai principi di partecipazione e leale collaborazione, indicati dalla Circolare del CSM in materia di organizzazione degli uffici di Procura. E’, quindi, necessario che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda, al fine di consentire l’immediato ripristino delle condizioni indispensabili allo svolgimento della funzione giudiziaria, attraverso una lettura dei fatti scevra da interpretazioni devianti». Adesso sul tavolo vi è anche l’iniziativa del ministro della Giustizia Cartabia.

martedì, 17 Agosto 2021 - 10:32
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