Risse, errori, faide: così il centrodestra a Napoli ha scatenato la ‘tempesta perfetta”


«La decisione del Tar e’ una grave ferita per la democrazia, c’e’ il tentativo di togliere a migliaia di napoletani il diritto di votare per il cambiamento. Confidiamo che il Consiglio di Stato possa restituire alla città la facoltà’ di scegliere il proprio futuro. La Lega non si arrende». 

Il segretario regionale della Lega Campania Valentino Grant e il coordinatore cittadino a Napoli Severino Nappi commentano così l’esclusione di “Prima Napoli”, lista di riferimento della Lega nelle amministrative napoletane di ottobre, dalla competizione elettorale. Il Tar Campania ha respinto il ricorso per la riammissione rilevando irregolarità pesanti: non solo il ritardo («di un solo minuto» hanno più volte affermato i leghisti napoletani) ma anche madornali errori come la mancanza del contrassegno elettorale, requisito essenziale e che con tutta probabilità porterà alla seconda bocciatura dinanzi al Consiglio di Stato. 

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La Lega napoletana si vede dunque cancellata dalla scheda elettorale, sebbene non si presentasse con il simbolo. Una scelta di opportunità, quella di nascondere il Carroccio a Napoli, dove il partito del Nord ha raggiunto sempre percentuali poco lusinghiere. Il rapporto tra la Lega (e Salvini) e la città non è idilliaco, dunque sin dall’inizio il partito ha accettato di buon grado di non esporre il simbolo, aderendo così anche alla volontà di Catello Maresca. 

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Questo però è ormai un problema secondario, vista la grana dell’esclusione della compagine che arriva in un periodo già agitatissimo. Perché quella che doveva essere un’ottima vetrina per le mire espansionistiche di Salvini a Sud si è infranta miseramente; perché i dissapori tra i salviniani e lo stesso Maresca, assopiti in nome dell’alleanza elettorale, sono esplosi dopo il caos del 4 settembre tanto da spingere il ministro Giorgetti, braccio destro di Salvini, ad annullare l’incontro con Maresca in programma ad Arzano; perché lo stesso Salvini, raccontano le cronache giornalistiche di oggi, guarda con delusione e rabbia a quanto accaduto a Napoli; perché, infine, questa situazione rischia di far implodere i rapporti già tesi all’interno del Carroccio, in particolare tra Valentino Grant e Severino Nappi, il secondo responsabile dell’iter per la presentazione delle liste a Napoli. Probabile che anche per i leghisti campani questa vicenda possa trasformarsi come per Fratelli d’Italia in un’occasione per ridisegnare la dirigenza.  

Proprio Fratelli d’Italia esce devastata dalla debacle del 4 settembre e davanti al Tar. Il partito approdato per ultimo nella coalizione, e sempre con il piano B della candidatura di Sergio Rastrelli a sindaco nel cassetto, prima ha visto consumare la rissa tra Marco Nonno e Pietro Diodato, con quest’ultimo approdato per dispetto delle liste di Maresca (e oggi escluso dopo la decisione del Tar); poi ha assistito alla sua cancellazione nelle Municipalità, dove al momento conserva solo Soccavo-Pianura. Perlomeno, nel partito di Giorgia Meloni qualcuno si è assunto le proprie responsabilità: il coordinatore Andrea Santoro ha lasciato il campo allo stesso Rastrelli. 

Forza Italia, infine, pure esce ammaccata. Il partito di Berlusconi, come noto, si è presentato già diviso a causa della fuga nel centrosinistra di Manfredi degli “Azzurri per Napoli”. Se Martusciello è riuscito comunque a comporre una formazione forzista per Palazzo San Giacomo, alle Municipalità ha presentato sette ricorsi per la riammissione delle candidature, dei quali quattro già sono stati respinti. 

martedì, 14 Settembre 2021 - 10:46
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