Ex vigilessa uccisa da figlie e genero, gli inquirenti: «Narcotizzata e poi soffocata con con un cuscino»

Laura Ziliani

La povera Laura Ziliani si era confidata con qualche amica, aveva detto che delle sue due figlie Paola e Silvia aveva «paura». Non poteva però forse immaginare che proprio per mano delle sue figlie sarebbe morta, si pensa narcotizzata e poi soffocata; che il suo corpo sarebbe stato abbandonato in una zona di campagna vicino casa e che le due ragazze, una di 27 e una di 19 anni, avrebbero inscenato col fidanzato della maggiore una messinscena strappalacrime a favore di telecamere quando avevano lanciato l’allarme per la sua ‘improvvisa scomparsa’. 

E invece, come in una trama di un thriller, è andata proprio così e oggi quale figlie (Laura ne aveva una terza, affetta da una disabilità e completamente estranea alla vicenda) si trovano in carcere con il loro complice Mirto Milani per la terribile accusa di avere fatto fuori l’ex vigilessa per fame di soldi e di proprietà. 

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Paola e Silvia Ziliani e Mirto Milani saranno sentiti dal gip per l’interrogatorio di garanzia domani, martedì 28 settembre. Le due sorelle sono nello stesso carcere a Verziano, Mirto Milani a Canton Mombello, sono accusati di omicidio volontario e nonostante la pesanti accuse avrebbero trascorso i primi giorni in cella «tranquilli». 

Di certo, una volta davanti a gip, e se decideranno di rispondere, dovranno fornire molti dettagli di questa tragica vicenda. Al momento, in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, si attesta una prima verità: la 55enne scomparsa l’8 maggio e rinvenuta cadavere l’8 agosto è stata stordita con un potente mix di farmaci, come attesta l’esame tossicologico compiuto sui suoi resti. 

Il composto di benzodiazepine che le è stato somministrato non l’ha però uccisa ma solo stordita, si pensa dunque che sia stata poi uccisa soffocandola con un cuscino mentre dormiva sotto effetto di ansiolitici. Una ricostruzione suffragata dal fatto che il cadavere,  ritrovato dopo 140 giorni esposto alle intemperie,  non presenta segni di violenza o fratture.  

Rispetto al movente dell’assassinio, prende sempre più corpo l’ipotesi che la donna sia stata ammazzata per una questione di denaro, per la gestione dei proventi degli affitti e delle proprietà immobiliari. Le due figlie e il genero volevano avviare un bed and breakfast, e questo sarebbe attestato da un foglio ritrovato nella casa di Temù dopo la scomparsa della vittima. Servivano soldi per trasformare la palazzina in pensione, progetto osteggiato da Laura Ziliani ma che le figlie volevano portare a compimento a tutti i costi. 

lunedì, 27 Settembre 2021 - 11:14
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