‘Ndrangheta, 21 condanne: 5 anni ad assessore regionale per scambio elettorale. Stangato neo-pentito

Francesco Talarico
Francesco Talarico

L’impianto accusatorio ha retto: Francesco Talarico, assessore al Bilancio della Regione Calabria ed ex presidente del Consiglio regionale della Calabria nella IX legislatura (2010-2015), è stato ritenuto colpevole per scambio elettorale politico-mafioso nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri denominata ‘Basso profilo’ e incentrata su presunti rapporti illeciti tra le cosche di ‘ndrangheta del crotonese (i gruppi ‘ndranghetistici di Roccabernarda e San Leonardo di Cutro) e imprenditori ed esponenti politici e della pubblica amministrazione: secondo gli inquirenti, nelle elezioni politiche del 2018, offrì il suo aiuto alla ‘ndrangheta «in cambio di un consistente pacchetto di voti».

Nello specifico Talarico si sarebbe offerto di «introdurre Antonio Gallo in ambienti politico-istituzionali nazionali»: Gallo è considerato dai magistrati l’imprenditore di riferimento dei clan del Crotonese. Per queste condotte Talarico è stato condannato a cinque anni di reclusione. La sentenza è stata emessa ieri, 28 ottobre, dal giudice per le indagini preliminari Simona Manna del Tribunale di Catanzaro ed è arrivata all’esito del processo definitosi con la modalità del rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena. Complessivamente le condanne sono state 21, mentre le assoluzioni sono state 4. Tra le condanne figura anche quella del neo collaboratore di giustizia Tommaso Rosa, ritenuto il riferimento operativo della ‘ndrangheta di Roccabernarda, legato al capo del locale Antonio Santo Bagnato. Rosa ha rimediato 11 anni e 5 mesi a fronte degli 8 anni proposti dalla procura.

Talarico è stato assolto dall’accusa di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. La procura aveva chiesto la condanna di Talarico a 8 anni di reclusione.

Talarico è assessore formalmente ancora in carica, anche se in prorogatio, vista la mancata proclamazione degli eletti alle elezioni del 3 e 4 ottobre scorsi. Talarico, un passato nella Democrazia cristiana e poi confluito nell’Udc di cui è stato segretario regionale fino al momento dell’arresto ai domiciliari, nel gennaio scorso – poi revocati -, nel corso della sua carriera è stato anche presidente del Consiglio regionale della Calabria.

La difesa di Talarico presenterà ricorso in Appello. Amaro il commento del politico: «Rispetto ovviamente qualsiasi decisione, perché proveniente dall’autorità dello Stato. Rimango però disorientato, nel mentre si esclude che io faccia parte di un famigerato comitato d’affari a connotazione mafiosa, vengo comunque ritenuto colpevole di aver raggiunto un accordo elettorale con un non meglio individuato soggetto mafioso. Ciò nonostante – ha aggiunto Talarico – il Tribunale del Riesame prima e la Suprema Corte di Cassazione poi, abbiano escluso categoricamente che io abbia intrattenuto rapporti di alcun genere con mafiosi. Non posso che attendere la motivazione di questa decisione molto amara e destabilizzante in forza della mia estraneità ai fatti contestati, già riconosciuta, in sede di merito e di legittimità, e oggi completamente disattese sebbene i presupposti siano rimasti intatti».

A commentare la notizia della condanna di Talarico è stato l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che si era candidato alla guida della Regione Calabria uscendo sconfitto alle urne: «L’assessore regionale della giunta di centrodestra Francesco Talarico è stato condannato a 5 anni per scambio elettorale politico-mafioso: eppure hanno rivinto le ultime regionali. Il popolo del riscatto non ha ancora vinto sulla politica del ricatto e dei bisogni, della sudditanza e della rassegnazione. Ma la lotta alle mafie, alla corruzione ed alla mala-politica per quanto ci riguarda non si arresterà mai. Saremo in prima linea fino a quando la Calabria non sarà liberata da una corruttela politica ed istituzionale inquietante ed impressionante».

La sentenza, dicevamo, ha riguardato 26 persone. Quattro sono state assolte: tra queste vi sono Luciano Basile, amministratore delegato di Sicurtransport spa, società di vigilanza privata, il notaio di Catanzaro Rocco Guglielmo (accusato di falso ideologico), Francesco Mantella e Rodolfo La Bernarda. La procura aveva chiesto l’assoluzione di Basile e la condanna degli altri tre.

Nell’inchiesta è rimasto coinvolto anche il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa: la Dda catanzarese gli ha fatto notificare un avviso di conclusione indagini ma non ne ha poi chiesto il rinvio a giudizio.

Sul fronte delle condanne, invece, il gip ha ritenuto colpevoli 21 imputati rispetto ai reati a ciascuno contestati:

Luigi Alecce – 3 anni, 8 mesi e 7 mila euro di multa
Annarita Antonelli – 2 anni e un mese
Giuseppe Bonofiglio – 5 anni e 10 mesi 
Rosario Bonofiglio – 2 anni e 10 mesi  
Pierpaolo Caloiro – 3 anni e 2 mesi e interdizione dai pubblici uffici per 5 anni
Concetta Di Noia – 9 anni, 6 mesi e 14mila euro di multa
Giulio Docimo – 4 anni e 8 mesi e 6mila euro di multa
Carmine Falcone – 14 anni
Matteo Femia – 2 anni e 10 mesi e 4 mila euro di multa
Domenico Iaquinta – 10 mesi
Francesco Luzzi – 3 anni e 6 mesi e 6 mila euro di multa
Santo Mancuso – 1 anno
Antonino Pirrello – 4 anni
Tommaso Rosa – 11 anni e 5 mesi 
Vittoria Rosa – 3 anni e 4 mesi
Francesco Talarico – 5 anni
Giuseppe Truglia – 6 anni 
Pino Volpe – 2 anni 
Eugenia Curcio – 3 anni, 10 mesi e 6mila euro di multa
Antonio Grillone – 3 anni 6 mesi e 6mila euro di multa 
Giuseppe Mangone – 2 anni, 6 mesi e 6 mila euro di multa 

venerdì, 29 Ottobre 2021 - 09:47
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