Milano, truffa su farmaci e protesi alla Regione Lombardia: il processo cambia sede. Imputate anche Novartis e Bayer

Tribunale di Milano
Il Palazzo di Giustizia di Milano

Il processo sulla presunta truffa ai danni della Regione Lombardia per via dei rimborsi su farmaci e protesi acquistati da alcune multinazionali lascia Milano e si trasferisce a Monza.

Questa mattina l’undicesima sezione penale del Tribunale di Milano, accogliendo l’istanza del collegio difensivo, ha riconosciuto la competenza territoriale da parte del Tribunale di Monza. Il dibattimento, dunque, si ferma e cambia casa. Sul banco degli imputati ci sono 8 persone e le società Novartis e Bayer: tra gli imputati anche Nicola Bedin (all’epoca dei fatti ad pro-tempore dell’ospedale San Raffaele e ora presidente di Snam). Secondo l’accusa, farmaci e protesi sarebbero stati venduti ad alcuni ospedali con lo sconto ma fatti pagare a prezzo pieno alla Regione. I fatti contestati si sarebbero svolti tra il 2013 e il 2018.

Nel procedimento, scaturito dall’inchiesta del pm milanese Paolo Storari, cinque ospedali del Gruppo San Donato hanno già patteggiato una pena pecuniaria di 200 mila euro ciascuno. E il gruppo San Donato aveva già offerto alla Regione un risarcimento complessivo di 22 milioni di euro, oltre ai 10 milioni già versati in passato. Il pm Storari, davanti al gup, aveva formulato contestazioni suppletive e nuove accuse per alcuni imputati: il reato di associazione per delinquere per quattro persone e la seconda ipotesi di truffa sulle protesi (reati entrambi non contestati a Bedin) che, in base alle indagini, avrebbe ricalcato lo schema di quella sui medicinali e aveva portato la Finanza a sequestrare 34,7 milioni di euro a carico del Gruppo San Donato.

Tra coloro che sono a processo ci sono Massimo Stefanato, ai tempi rappresentante dell’ufficio acquisti del San Raffaele, e Mario Giacomo Cavallazzi, ex responsabile dei servizi di farmacia di diversi ospedali del Gruppo ospedaliero.

I giudici hanno deciso per il trasferimento del procedimento a Monza perché là sarebbe stato commesso uno dei primi reati fine della presunta associazione per delinquere, ossia l’incasso del primo profitto derivante dalla presunta truffa.

martedì, 9 Novembre 2021 - 14:43
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