Camorra, sequestro per 30 milioni di euro alle ‘spie per il pizzo’: colpiti due fratelli imprenditori, uno già condannato

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Un provvedimento di sequestro di beni pari a 30 milioni di euro è stato emesso nei confronti di due fratelli imprenditori operanti nei settori del cemento e della ristorazione del casertano.

Il provvedimento cade nell’ambito di un’inchiesta sui legami con il clan Belforte di Marcianise, in provincia di Caserta. L’inchiesta risale al 2014 e si è definita processualmente per uno dei due con sentenza di condanna a 8 anni di reclusione e 8.000 euro di multa del Gip. del Tribunale di Napoli. Pronuncia sostanzialmente confermata nel 2017 – divenuta irrevocabile nel 2018 – dalla Corte di Appello del capoluogo campano che gli comminava una pena ad anni 5, mesi 5 e giorni 10 di reclusione e 4.600 euro di multa.

In particolare è stata riscontrata, anche grazie alle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, una strutturata modalità di riscossione del “pizzo” tramite l’azienda facente capo agli stessi. Infatti il meccanismo ideato dagli imprenditori, definiti anche “le spie del pizzo”, si realizzava sia mediante sovrafatturazione degli importi dovuti “gonfiando” i costi rispetto alle effettive forniture per consentire la creazione di “fondi neri” destinati al pagamento delle estorsioni, sia attraverso l’organizzazione di incontri tra gli estorti e gli appartenenti al clan. Il sistema era così collaudato che gli imprenditori che avviavano nuove attività talvolta si rivolgevano spontaneamente ai predetti affinché indicassero i referenti dell’organizzazione da contattare per “mettersi a posto”.

Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere – Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione, ha comportato il sequestro di beni e l’amministrazione giudiziaria di imprese per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro interessando quanto risultato nella disponibilità, diretta ed indiretta, di uno dei due imprenditori. Nel dettaglio si tratta di 3 società e 75 beni immobili che si trovano nelle province di Caserta, Benevento, Salerno, L’Aquila e Parma (18 terreni, 18 abitazioni, 2 opifici industriali, 36 garage/magazzini ed 1 multiproprietà in costiera amalfitana), nonché 99 rapporti finanziari e 10 beni mobili registrati (5 autovetture, tra cui una Ferrari ed una Porsche, 3 imbarcazioni e 2 rimorchi). E’ stata poi disposta l’amministrazione giudiziaria per il periodo di un anno delle 6 aziende all’altro imprenditore. Quest’ultima misura di prevenzione è volta al possibile recupero dell’azienda alle regole del mercato quando risulterà eliminata l’ingerenza dei soggetti pericolosi.

mercoledì, 23 Febbraio 2022 - 09:27
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