Concorsi truccati nei vigili del fuoco e in polizia, 14 misure cautelari: pagati fino a 5mila per superare le prove


La certezza dello stipendio a fine mese e della pensione assicurata qualsiasi fosse accaduta. Con tanto di copertura in caso di malattia o infortuni. In un’epoca di grande incertezza per il futuro, con il popolo delle partita Iva ridotte allo stremo, il sogno del posto fisso finisce col diventare un tarlo. Addirittura motivo per delinquere. Ci sono persone che hanno pagato fino a 5mila euro per aggiudicarsi il superamento del concorso finalizzato all’ingresso nei vigili del fuoco e della polizia. E ci sono persone, esponenti delle istituzioni, che invece di impegnarsi per garantire il corretto funzionamento delle procedure, hanno intascato quel denaro per piegare ogni regola a discapito di candidati onesti.

E’ lo scenario di fondo dell’inchiesta della procura di Trapani che nella giornata di oggi è sfociata nell’esecuzione di 14 misure cautelari per i reati, contestati a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, traffico di influenze illecite e abuso d’ufficio. I fatti al centro dell’inchiesta vertono sugli anni 2017 e 2018.

Nello specifico un indagato è finito in carcere, tre ai domiciliari e dieci sono stati sottoposti all’obbligo di dimora. Tra i soggetti che, a vario titolo, avrebbero contribuito a falsare i concorsi, risultano complessivamente 10 dipendenti di diversi Corpi dello Stato, tra cui un ispettore dei Vigili del fuoco (poi sospeso dal servizio per altro procedimento analogo iscritto presso la Procura di Benevento), due poliziotti (quest’ultimi rispettivamente sottoposti alle misure cautelari degli arresti domiciliari e dell’obbligo di dimora dai colleghi della squadra mobile della Questura di Trapani) e gli stessi presunti corruttori, risultati vincitori di concorso grazie alle ipotizzate “sponsorizzazioni”.

L’inchiesta ha definito anche il tariffario della corruzione: si pagavano fino a 3.500 euro per un posto nei vigili del fuoco e 5mila nella polizia. Al centro della ‘concorsopoli’ vi sarebbe stato Giuseppe Pipitone, direttore ginnico sportivo dei vigili del fuoco, per il quale è stato disposto il carcere.

Secondo l’accusa, Pipitone si sarebbe impegnato a ‘sponsorizzare’ alcuni candidati nelle diverse prove concorsuali, nonché a preparare fisicamente gli stessi, a fronte della promessa e successiva consegna di denaro. Pipitone avrebbe nascosto dietro un’apparente scuola di preparazione per concorsi, «un vero e proprio meccanismo di collocamento nella pubblica amministrazione», avvalendosi, spiega chi indaga, dei propri contatti «con soggetti che rivestivano ruoli essenziali nelle procedure concorsuali in vari corpi dello Stato», a partire da quello di appartenenza.

Durante una perquisizione effettuata nel suo garage, nascosta sotto alcune uniformi, è stata trovata una busta gialla con all’interno denaro contante per circa 7200 euro e un foglio di carta con scritto “Elenco discenti (Pipitone)”, che, per gli inquirenti, sarebbe stato una sorta di promemoria, con accanto a ciascun nominativo gli importi di denaro versati. Da intercettazioni delle telefonate di Pipitone con il fratello viene fuori il tentativo di far sparire le prove della corruzione. «Veloce, vai a casa dalla mamma, prendi le chiavi, veloce pero’ veloce… veloce….», diceva al familiare. «Entrando nel garage dove ci sono le divise appese…- proseguiva – C’è uno scatolo che ci sono cose di plastica trasparenti e sotto c’è una busta. Prendila e te la porti».

Oltre a Pipitone l’inchiesta ha coinvolto anche due sindacalisti: Alessandro Filippo Lupo della Uil finito ai domiciliari e il poliziotto Vittorio Costantini, rappresentante nazionale del sindacato Usip, nei confronti del quale è stato disposto l’obbligo di dimora.

martedì, 29 Marzo 2022 - 22:02
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