Due anni e 6 mesi di reclusione, e una multa di 50mila euro, per aggiotaggio e false comunicazioni sociali in relazione al numero di copie vendute del quotidiano economico ‘Il Sole24 ore’.
Nella giornata di ieri, 31 maggio, si è chiuso con questa sentenza il processo di primo grado a carico dell’ex direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano, oggi alla guida de ‘Il Quotidiano del Sud’. Caduta, invece, l’accusa di cessione e riaffitto della rotativa (“sale and lease back”), per la quale il giornalista è stato assolto con la formula “per non aver commesso il fatto”. Il pm Gaetano Ruta aveva chiesto 4 anni di reclusione, con la concessione delle attenuanti generiche.
La seconda sezione penale del Tribunale di Milano (presidente Fores Tanga), inoltre, ha disposto il risarcimento alle parti civili – la Consob e qualche piccolo azionista, dipendente ed ex dipendente – in separata sede e per alcuni di loro, tra cui la stessa Commissione di Borsa, in solido con il Gruppo che è responsabile civile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 30 giorni.
Napoletano, che ha sempre professato la sua correttezza, si è detto «sbalordito» dalla sentenza e ha annunciato ricorso. «Gli atti di questo processo – ha spiegato l’ex direttore del quotidiano difeso da Edda Gandossi e Guido Alleva – dimostrano in modo inequivoco che sul piano editoriale ho ricevuto un giornale sull’orlo del baratro e ho conseguito risultati editoriali sempre positivi, sempre in netta controtendenza rispetto al mercato e, soprattutto, conseguiti in modo lecito».
Secondo la ricostruzione del pm Ruta (da un anno alla Procura Europea), Napoletano sarebbe stato “amministratore di fatto” del Gruppo dal 23 marzo 2011 al 14 marzo 2017 «per via della partecipazione ai consigli di amministrazione (…) e del coinvolgimento nelle scelte gestionali». In questa veste di amministratore di fatto, avrebbe contribuito, con l’ex ad Donatella Treu e l’ex presidente Benito Benedini (entrambi hanno patteggiato), ad alterare i dati delle vendite delle copie cartacee e degli abbonamento digitali del Sole 24 Ore: ciò, ha insistito la procura, allo scopo di «assicurare a se stessi e a terzi un ingiusto profitto».
Nello specifico, a Napoletano si contestava l’avere enfatizzato «le vendite delle copie digitali e cartacee e i ricavi ad esse connessi». Operazione che sarebbe servita per camuffare l’andamento dei conti del gruppo, che in quel periodo non navigava in buone acque, veicolando al contrario “un messaggio largamente positivo sull’andamento economico” del quotidiano di Confindustria.
mercoledì, 1 Giugno 2022 - 10:38
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