Pg Cassazione, si decide tutto in dieci giorni: è sfida Riello-Salvato. Come sono divisi i voti, chi farà la differenza

Luigi Riello, procuratore generale di Napoli (foto Kontrolab)

La sfida a due si risolverà nel plenum del Csm del prossimo 22, o probabilmente 23 giugno. Luigi Riello, procuratore generale della Corte D’Appello di Napoli, e Luigi Salvato, Procuratore Generale Aggiunto Corte Cassazione, si contenderanno il posto da pg della Suprema Corte, il cui titolare Giovanni Salvi è sul punto di congedarsi.

Riello e Salvato hanno ottenuto due voti a testa, il 9 giugno, in quinta commissione del Csm. Tagliato fuori, invece, il terzo candidato, il pg di Roma Antonio Mura. Per Salvato si sono espressi i consiglieri Michele Ciambellini (Unicost) e Alessandra Dal Moro (Area). Per Riello il togato Antonio D’Amato (Magistratura Indipendente), e il laico di Forza Italia, Alessio Lanzi. Astenuti il togato Sebastiano Ardita e il laico Fulvio Gigliotti (M5S). Dunque, tutto si deciderà tra una decina di giorni. In un plenum che sarà, stavolta, presieduto dal Capo dello Stato.

In ballo c’è il più prestigioso ruolo direttivo in un ufficio requirente. Al Pg della Cassazione sono assegnate prerogative di massimo rilievo: titolare con il ministro della Giustizia dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati; membro di diritto del Csm e del suo Comitato di presidenza. Con la riforma del 2006, svolge pure, attraverso i Procuratori generali dei singoli distretti di corte d’appello, un’attività – non gerarchica – di informazione e controllo sulla condotta dei Procuratori della Repubblica. Ad esempio, al fine di evitare e di prevenire i conflitti tra i diversi uffici e garantire il rispetto dei principi del giusto processo. Il Procuratore generale della Cassazione, inoltre, esercita il potere di controllo sull’attività della Procura nazionale antimafia.

Gli scenari della vigilia assegnano un lieve vantaggio a Salvato. Ma i giochi non sono ancora fatti. L’attuale vice di Salvi partirebbe da una base di 7 voti, sommando i consiglieri di Unicost e di Area. Arriverebbe a 8 se si unisse l’indipendente Carmelo Celentano. Riello, al momento, conterebbe su 6 voti: i laici di Forza Italia e i togati di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata. Ma ad essere determinanti saranno gli indecisi, come chi si è astenuto finora, e i gruppi non rappresentati in Commissione (Autonomia e Indipendenza e Lega). C’è poi il voto dei vertici della Cassazione, tra cui l’uscente Salvi.

A far pendere la bilancia dall’una o l’altra parte, però, non dovrebbe essere il peso delle correnti. Se Riello è un esponente di Unicost, infatti, Salvato da anni non aderisce a un gruppo, pur avendo un passato nello stesso del suo concorrente. Ma il crocevia di questa partita potrebbero essere le norme del Csm in materia. Ossia, i criteri per le nomine in Cassazione. Uno in particolare: l’aver ricoperto funzioni direttive, per almeno due anni, alla Suprema Corte. Secondo una certa interpretazione costituisce un titolo preferenziale. Sul punto, Salvato vanta un’esperienza di 4 anni, Riello di nemmeno uno. Ma c’è chi non lo ritiene un requisito vincolante.

domenica, 12 Giugno 2022 - 09:23
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