Napoli, sindaci eletti in 12 Comuni: il Pd vince quasi ovunque, Ferrandino da record (93%). A Portici centrodestra umiliato


Tutti eletti al primo turno, ad eccezione del Comune di Pozzuoli dove la spaccatura interna al Pd si traduce nel ballottaggio tra i due esponenti ‘dem’ che peraltro fuoriescono dalla conclusa consiliatura targata Vincenzo Figliolia.

Dodici Comuni del Napoli (su 13) chiamati al rinnovo del Consiglio comunale hanno il nome del loro sindaco e, a conti chiusi, si saprà anche come sarà composto il civico consesso. Il risultato, nel complesso, premia il Partito democratico, mentre dà una mazzata al centrodestra, laddove il centrodestra, sempre più sgangherato, ha deciso di correre.

Il risultato migliore che premia i ‘dem’, non solo nel panorama partenopeo ma a livello nazionale, è quello conseguito dal sindaco uscente Enzo Cuomo, che viene consacrato nuovamente primo cittadino con oltre l’80% delle preferenze. Un risultato che lo incorona tra i sindaci più votati d’Italia, e che va di gran lunga oltre quel 65% del 2017 che pure fu un enorme risultato. Il Partito democratico, dal canto suo, si conferma primo nella grande coalizione (10 liste) a sostegno di Cuomo, a dimostrazione del fatto che il segretario cittadino Riccardo Zaccaro ha saputo costruire una squadra di candidati in grado di trascinare Cuomo alla vittoria. Menzione speciale va a Florinda Verde, consigliere comunale uscente: è la più votata della sua lista e, per di più, supera anche le mille preferenze, cifra importantissima in una campagna elettorale. Umiliato il centrodestra, che ha litigato sino a poche settimane prima della presentazione delle liste, riducendosi a presentare un candidato sindaco in zona Cesarini: l’agronomo Mauro Mori si è immolato (o è stato immolato) per salvare la faccia allo sbrindellato centrodestra. Per mesi giovanissimi esponenti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si sono vantati di avere lavorato per ridare ai porticesi un’alternativa, a destra, al sindaco Cuomo (nel 2017 il centrodestra non si presentò alle amministrative), ma poi alla prova finale l’alleanza tanto sbandierata si è rivelata fragilissima tanto da dissolversi. Mori si è ritrovato a guidare un unico listone sotto il segno di Fratelli d’Italia: all’interno anche esponenti di Forza Italia e Lega (nessuno dei due partiti è stato in grado di mettere in piedi una sua lista, indice di una debolezza imbarazzante). Un miscuglio raffazzonato che non è stato premiato alle urne: Mori si è fermato al 3%, un risultato scarsissimo sul quale Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega dovranno aprire una riflessione soprattutto in vista delle Politiche. C’è un elettorato da recuperare, ma soprattutto c’è una cabina di regia che andrebbe ripensata.

Meglio di Cuomo, a livello di risultato, fa solo il sindaco uscente di Ischia Enzo Ferrandino, che si riconferma con una percentuale bulgara: per lui e le sue 7 civiche preferenze intorno al 93%, contro il 6% dell’unico sfidante, Gennaro Savio del Partito Comunista italiano Marxista-leninista fondato dal padre Domenico Savio. Anche Ferrandino era sostenuto del Pd, benché i ‘dem’ non fossero presenti con il loro simbolo.

Il Partito democratico vince facile anche a Sant’Antimo, con Massimo Buonanno che agguanta la fascia tricolore e si fa carico dell’incombenza di ridare alla gestione della cosa pubblica un’impronta di legalità e trasparenza dopo il periodo di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione della camorra. Su Facebook il segretario provinciale del Pd Marco Sarracino esulta: «Che vittoria a Sant’Antimo! Massimo Buonanno è il nuovo sindaco e il Pd è il primo partito! Non ci credeva nessuno, e invece eccoci qua». E pensare che Buonanno ha pure dovuto attendere prima di ottenere l’appoggio del Pd: la sua candidatura, inizialmente, era una ‘civica’ pura, e solo in un secondo momento ha rotto gli indugi. A contribuire alla sua vittoria anche il sostegno ‘sommerso’ del Movimento Cinque Stelle, che inizialmente aveva lanciato un suo candidato, salvo poi, a pochi giorni dalla presentazione delle liste, battere la ritirata e lasciare da solo il suo candidato che si è visto costretto a ritirarsi. In gara è rimasto così solo Giuseppe Italia, appoggiato da tre civiche e di ispirazione di centrodestra.

Il Pd festeggia la vittoria anche a Nola e, stavolta, divide ufficialmente il risultato con il Movimento Cinque Stelle. Carlo Buonauro guiderà la città che esce da una crisi politica importante: appena sei mesi fa Azione aveva deciso di sfiduciare il sindaco Minirieri. Buonauro ha avuto la meglio su Maurizio Barbato, che ha comunque dato del filo da torcere all’avversario. A dividerli sono stati pochi punti percentuali.

A Somma Vesuviana, invece, i rapporti di forza tra Pd e grillini si invertono: i due partiti sono andati separati alle urne e gli elettori hanno premiato, in modo netto, i Cinque Stelle, che per l’occasione erano alleati con il movimento di Clemente Mastella. Un’insolita accoppiata che festeggia la vittoria di Salvatore Di Sarno (sostenuto da 7 liste) a discapito del rivale Giuseppe Bianco, sostenuto dal Pd e da altre 6 liste.

Un’altra batosta, il Pd, la incassa ad Acerra, dove la coalizione di 13 liste di cui faceva parte insieme al Movimento Cinque Stelle non è riuscita a condurre alla vittoria il candidato Andrea Piatto. L’ha spuntata Tito D’Errico, sostenuto da 12 liste tra le quali Azione, Acerra Libera (articolazione locale della ‘deluchiana’ Campania Libera), e Lista Lettieri dell’uscente sindaco Lettieri.

Eletti al primo turno i sindaci di Visciano (Sabato Trinchese), Tufino (Michele Arvonio), Pimonte (Francesco Somma), Casamarciano (Clemente Premiano), Barano d’Ischia (Dionigi Gaudioso). Una parentesi su Barano: Gaudioso ha battuto l’ex consigliere regionale campano di Forza Italia Maria Grazia Di Scala con un netto 73,80%, che gli consente di conquistare 8 seggi in Consiglio comunale per la sua lista “Democrazia e progresso”. Di Scala incassa il 26,3% con la lista “Insieme per Barano” e ottiene 4 seggi. Non aveva rivali, se non il quorum, Anna Amendola, che già ieri sera è stata incoronata sindaco di Lettere.

L’unica sfida non definita è quella di Pozzuoli, dove due esponenti con in tasca la tessera del Pd si ridanno appuntamento al 26 giugno per il ballottaggio. Situazione singolare: né Paolo Ismeno, assessore al Bilancio uscente, né Luigi Manzoni, presidente del Consiglio comunale uscente, hanno a sostenerli il simbolo del Pd. I ‘dem’ avevano fatto la loro scelta di campo: avevano appoggiato Ismeno, criticando anche la scelta di Manzoni di spaccare il fronte. Poi però su Pozzuoli si è abbattuta l’inchiesta della procura che guarda agli appalti per il recupero del rione Terra e il Pd si è chiamato fuori a pochi giorni dalla presentazione delle liste. Un passo indietro che, a livello di immagine, non ha fatto bene a Paolo Ismeno.

martedì, 14 Giugno 2022 - 00:18
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