Delitto Mollicone, il pm chiede la condanna per i Mottola: «Loro come i Ciontoli, tutti coinvolti in famiglia»

La 18enne Serena Mollicone venne uccisa ad Arce il primo giugno del 2001

«La famiglia Mottola è tutta coinvolta nell’omicidio di Serena Mollicone, così come la famiglia Ciontoli lo era nell’omicidio di Marco Vannini». I pubblici ministeri Maria Carmen Fusco e Beatrice Siravo affondano così il colpo al processo, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Cassino, che punta a stabilire ruoli e responsabilità nella morte di Serena Mollicone, la ragazza assassinata il primo giugno del 2001.

Per i magistrati la 18enne, studentessa del liceo socio pedagogico di Sora, fu uccisa all’interno della caserma dei carabinieri di Arce (in provincia di Frosinone) e il suo corpo venne successivamente spostato, in un boschetto (in località Fonte Cupa, nel comune di Fontana Liri) a pochi chilometri da casa (dove fu trovato 2 giorni dopo), per depistare le indagini.

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I pubblici ministeri che hanno sostenuto l’accusa in giudizio hanno chiesto una condanna a 30 anni per Franco Mottola, che all’epoca era il comandante della caserma dei carabinieri di Arte; 24 anni per il figlio Marco; 21 anni per la moglie Anna Maria. Per i pm fu Marco Mottola, amico di Serena, a colpire la ragazza durante una lite, mentre all’ex maresciallo Franco si imputa il non avere svolto il compito di garanzia in quanto comandante, aiutando il figlio Marco e non evitando il delitto.

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Quanto al movente, i pm hanno spiegato che l’omicidio va ricondotto sicuramente a un litigio tra Mottola e Serena ma non di natura sentimentale. Il padre di Serena, Guglielmo, ha sempre sostenuto che la figlia volesse denunciare Marco Mottola per la sua attività di spacciatore, ma questa circostanza non è stata appurata dalle indagini. 

La procura ha, inoltre, ha chiesto 15 anni per il luogotenente Vincenzo Quatrale accusato di concorso esterno in omicidio mentre ha proposto l’assoluzione in relazione all’istigazione al suicidio di Santino Tuzi, il brigadiere che suicidò con un colpo di pistola in petto l’11 aprile del 2008, una settimana dopo avere raccontato alla procura di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce il primo giugno del 2011 e di non averla vista più uscire. Quel racconto diede una svolta all’inchiesta che si era arenata. «Mio padre merita giustizia perché ha avuto il coraggio di raccontare la verità», ha detto in lacrime la figlia di Tuzi, Maria. Sul conto di Tuzi, il pm Maria Beatrice Siravo ha osservato nel corso della requisitoria che il brigadiere «si è suicidiato perché lasciato solo». 

La procura, infine, ha chiesto la condanna a 4 anni per l’appuntato dei carabinieri, Francesco Suprano a cui era contestato il favoreggiamento. La sentenza è prevista per il 15 luglio. 

lunedì, 4 Luglio 2022 - 15:57
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