Politiche, le capriole elettorali di Calenda e Letta trascinano gli ex Fi al fianco del Pd. I punti di accordo e programma


Per Carlo Calenda si tratta di un ritorno a casa. Per Mara Carfagna, invece, è più «di una scelta controcorrente». «Ho preferito scendere dal carro dei presunti ‘vincitori’, ma rimanere coerente con le mie idee», aveva detto in un video messaggio appena lo scorso 29 luglio per annunciare il suo ingresso in Azione. Pochi giorni dopo, Mara Carfagna si ritrova spinta dalla sua «scelta controcorrente» nientemeno che in una coalizione di centrosinistra trainata dal Pd, quel Pd che è stato, politicamente parlando, agli antipodi di quanto invece incarnato per decenni da quella Forza Italia in cui Mara Carfagna è cresciuta.

Un bel ‘salto’ che crea non pochi imbarazzi sui territori, sia sul fronte del Pd, che si ritroverà in qualche modo a fare campagna elettorale a ex esponenti di Forza Italia, sia sul fronte dei ‘carfagnani’, che dovranno convincere i propri sostenitori addirittura della bontà dell’alleanza coi ‘dem’. Non solo: la squadra imbarcherà anche Luigi Di Maio, sul quale Calenda prima aveva posto un veto totale e poi ha posto solo dei paletti su come e dove candidarlo. Ed anche su questo aspetto all’interno dell’universo ‘dem’ c’è chi fa fatica a mandare giù il boccone. 

Enrico Letta e Carlo Calenda, però, non battono ciglio. E si fanno i complimenti a vicenda per essere riusciti a trovare un accordo allo scopo di sconfiggere le destre. E’ stato «un passo importante, era un dovere superare gli ostacoli e trovare un’intesa che ci consentisse di trovare una proposta che sia vincente, convincente e alternativa a queste destre», ha rivendicato il segretario dem Letta nella conferenza stampa tenuta assieme a Calenda e a Benedetto Della Vedovadi +Più Europa (inserito nell’alleanza dal momento che fa squadra fissa con Azione). «Abbiamo dimostrato un grande senso di responsabilità», ha sottolineato ancora Letta, convinto che «l’Italia conti molto di più rispetto ai singoli partiti. Non è  immaginabile che dopo l’esperienza del governo Draghi l’Italia passi ad un governo delle destre». Quindi ha riconosciuto a Calenda «uno spirito costruttivo», «tutti hanno fatto un passo indietro». A sua volta Calenda ha riconosciuto a Letta la «correttezza» e ha garantito: «Siamo solidi e compatti, andiamo a vincere queste elezioni, niente è già scritto, da oggi finisce ogni tipo di discussione e polemica, finisce il pre partita e inizia la vera partita».

L’accordo tra i due partiti è stato messo nero su bianco, stilato infatti un programma che sarà proposto agli elettori: dall’ancoraggio solido all’Europa al sostegno all’Ucraina con il contrasto del regime di Putin, ma anche il proseguimento dell’agenda Draghi, le energie rinnovabili e la riduzione della dipendenza dal gas russo, la realizzazione di impianti di rigassificazione nel quadro di una strategia nazionale di transizione ecologica virtuosa e sostenibile. E ancora, revisione del reddito di cittadinanza, salario minimo e taglio del cuneo fiscale. Per finire con i diritti civili, a partire dallo ius scholae. 

L’accordo, inoltre, fissa paletti chiari su chi e come sarà candidato: nessun leader sarà candidato nei collegi uninominali, ma nemmeno personalità divisive (come gli ex M5s, Luigi Di Maio, esponenti della sinistra), di cui si faranno carico i dem, assicurano dal Nazareno. Niente ‘blindatura’ nemmeno per le ministre ex azzurre Gelmini e Carfagna, che saranno candidate da Azione nel proporzionale. Una ‘spartizione’ che vede il 70% dei seggi al Pd e il 30 a Azione e Più Europa (scomputando dal calcolo le altre liste collegate). 

I soli a temere per quest’alleanza sono Sinistra italiana e Europa Verde, che pure sono della partita: vogliono garanzie, chiedono a Letta una verifica delle condizioni dell’alleanza e ottengono un incontro (domani alle 15 al Nazareno). 

martedì, 2 Agosto 2022 - 23:08
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