Politiche, quel diritto di tribuna che salva le poltrone ai più deboli: il trucco di Letta e Calenda. Di Maio ci pensa, Renzi al vetriolo

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Il numero dei parlamentari da eleggere si è ridotto, e così non tutti quelli in carica fino al 24 settembre potranno sperare in una riconferma. E’ matematica. Ma a complicare le cose, almeno nel fronte del centrosinistra, c’è questo strano e pazzo accordo di inizio agosto tra Enrico Letta (Pd) e Carlo Calenda (Azione) che obbliga i ‘ragionieri’ dei partiti a rifare i conti e a ridefinire le caselle. Tanto che, per cercare di provare a tenere sulla barca anche gli alleati più deboli a rischio esclusione per via dello sbarramento, Enrico Letta ha garantito il ‘diritto di tribuna’. Tre parole che da ieri, giorno della conferenza stampa di presentazione dell’accordo Letta-Calenda, occupano con prepotenza i dibattiti giornalistici e pure quelli politici. 

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Ma cos’è il diritto di tribuna? E’ la possibilità di concedere seggi anche a quelle liste che non abbiano raggiunto, in termini percentuali, i consensi previsti dalle soglie della legge elettorale, superando così l’ostacolo dello sbarramento. Detto in parole semplici: un candidato che non ce l’ha fatta si ritroverà lo stesso in Parlamento, ripescato miracolosamente grazie al diritto di tribuna. Un paracadute, insomma. Che dovrebbe essere offerto a Luigi Di Maio, a meno che per il ministro degli Esteri non si trovi un’altra soluzione. Certo è che la strada per infilare Di Maio nella neonata compagine anti-destre è tortuosa e non senza ricadute, soprattutto sul partito appena fondato dall’ex grillino. Che posto avrà sulle schede elettorale ‘Impegno civico’? Se Di Maio dovesse essere inserito in una lista col simbolo Pd (per ottenere il diritto di tribuna), tutti gli altri candidati del suo partito che faranno? Soprattutto che credibilità avranno a correre con ‘Impegno civico’ quando il loro leader ‘rinnega’ formalmente il simbolo per accomodarsi sotto l’ombrello più sicuro del Pd? Nodi da sciogliere, da sciogliere in pochi giorni. Il 14 agosto scade il termine per la presentazione delle liste. 

Il diritto di tribuna era stato offerto da Pd anche Italia Viva, ma Matteo Renzi ha rifiutato in modo sdegnato anche perché da parte dei ‘dem’ significa ritenere Iv irrilevante e, con una eventuale elezione, i renziani non avrebbero pressoché diritto di parola venendo considerati dei miracolati da chi li ha salvati. Renzi sul punto è stato molto critico: «Letta ha proposto il diritto di tribuna. Che significa? Un posto garantito come capolista del PD a tutti i leader dei partiti in coalizione. Così entrano in Parlamento. Lo hanno proposto anche a noi. Pare che al momento abbia accettato di prendere questo posto e correre con il simbolo del PD, Luigi Di Maio. Amici miei, ma la dignità dov’è? Ho lasciato il PD perché non condividevo le idee di quel gruppo dirigente. Io non mi faccio adesso candidare da quel partito per salvare una poltrona. Le idee valgono più dei posti. Per me la politica è un ideale, non un centro per l’impiego. E a chi mi chiede se useremo il diritto di tribuna rispondo: mi chiamo Matteo Renzi, io, non Luigi Di Maio. Meglio rischiare di perdere il seggio che avere la certezza di perdere la faccia», ha scritto Renzi nella sua e-news.

Hanno rifiutato il diritto di tribuna anche i leader di Europa Verde e di Sinistra Italiana, che fanno parte della coalizione guidata da Pd e Azione ma chiedono adesso a Letta di rivedere gli accordi perché si sentono messi in un angolo: «Non abbiamo bisogno di diritti di tribuna, correremo perché siamo convinti di avere un grosso risultato dalla società, a differenza di chi ha un risultato drogato dalla grande esposizione mediatica che non corrisponde alla presenza elettorale e sociale nel Paese. Non siamo interessati al diritto di tribuna, ce lo conquisteremo con il voto degli elettori», ha dichiarato il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli nei pressi di Piazza Montecitorio a Roma.

mercoledì, 3 Agosto 2022 - 16:06
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