Torre Annunziata, colpo ai ‘signori’ della droga: 16 in carcere, 2 neo mamme ‘espulse’. Tra i pusher anche minori

spaccio di droga

Il business della droga che porta soldi e linfa alla criminalità organizzata. E’ su questo affaire che a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, si è nuovamente abbattuta la scure della magistratura inquirente.

Questa mattina i carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone indagate a vario titolo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo. Nello specifico il gip ha disposto il carcere per 16 indagati (5 dei quali già detenuti per altro); per 2 indagate disposto il divieto di dimora in provincia di Napoli in quanto madri di bambini in tenera età. Un indagato è stato arrestato diverse ore dopo il blitz. Tra gli indagati figurano anche 4 persone che percepiscono il reddito di cittadinanza: saranno segnalati all’Inps per la revoca, non avendone più diritto.

L’attività di spaccio sulla quale si concentrati gli inquirenti è quella ricadente nel rione popolare “Poverelli”, nel centro storico di Torre Annunziata. L’inchiesta ha consentito di delineare la rete di spacciatori, tra i quali – nel periodo contestato – vi erano persone sottoposte ai domiciliari per altri reati, ma anche minorenni che venivano utilizzati per la consegna a domicilio della droga.

Ben 60 sono i capi d’accusa contestati.

L’indagine ha preso il via nel dicembre 2018 (ed è proseguita fino al marzo 2019) a seguito del ferimento a colpi d’arma da fuoco di un uomo, risultato poi essere un acquirente di stupefacenti, avvenuto all’interno del rione popolare “Poverelli” del centro storico di Torre Annunziata. Durante l’anno e mezzo di attività investigativa, i carabinieri hanno documentato «un rilevante numero di cessioni di “cocaina” a numerosi acquirenti provenienti da tutta la provincia napoletana, da parte di soggetti appartenenti a distinti nuclei familiari, tutti residenti nel citato rione». Alla base dell’inchiesta le attività di intercettazione di conversazioni telefoniche e tra presenti, nonché i servizi di osservazione e pedinamento: «sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a carico dei presunti fornitori della sostanza stupefacente e sono state accertate numerose cessioni della stessa a tossicodipendenti, che hanno comportato anche l’esecuzione di 3 arresti in flagranza di reato e il sequestro di oltre 70 grammi di stupefacente nel corso delle indagini». 

Dall’attività investigativa è emersa la particolare prudenza adottata dagli “spacciatori”, che erano soliti avvalersi di un linguaggio criptico per trattare le cessioni di sostanza stupefacente, utilizzando espressioni convenzionali quali “ambasciata, caffé, coso, biscotto”, nonché ricevere gli acquirenti abituali all’interno di appartamenti protetti da sistemi di videosorveglianza installati abusivamente. Inoltre, nel corso delle indagini sono emerse anche condotte estorsive tese al recupero di crediti maturati a fronte della cessione di sostanza stupefacente, che sarebbero state poste in essere da taluni degli indagati aventi la disponibilità di armi da fuoco.

venerdì, 5 Agosto 2022 - 08:44
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