Elezioni, oltre 80 simboli depositati: Fdi conserva la fiamma, Pd e M5Stelle vicini. Tanti loghi della Dc, oggi tocca a Cappato


Il rito del deposito del simbolo del partito che sancisce di fatto l’inizio della campagna elettorale è stato osservato. Tra curiosità e polemiche, questo 14 agosto segna di fatto il primo importante step per il ‘duello’’ che si definirà il 25 settembre. In tutto i simboli depositati sono più di 80. 

Giorgia Meloni ha blindato la ‘fiamma’ dal logo del suo partito, mostrando l’immagine sui social e scrivendo un post eloquente: «Eccolo qui, il nostro bel simbolo depositato per le prossime elezioni. Un simbolo del quale andiamo fieri. Il 25 settembre scegli Fratelli d’Italia». La leader di Fratelli d’Italia s’è ritrovata nella condizione di dover difendere il simbolo che accompagna il suo partito perché negli ultimi giorni si sono intensificati gli ‘assalti’ alla sua persona affinché cancellasse la ‘fiamma’ (riferita al Movimento sociale italiano) per dimostrare di avere preso le distanze dal fascismo. Distanze che Meloni ha evidenziato anche un recente video – in inglese, francese e spagnolo – nel quale ha affermato che «la destra ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni condannando le infami leggi anti-ebraiche». Ma al Pd evidentemente il discorso di Meloni non è bastato e così da giorni incalza sulla modifica del simbolo, sostenuto dall’appello della senatrice Liliana Segre. «Nella mia vita ho sentito di tutto e di più, le parole pertanto non mi colpiscono più di un tanto. A Giorgia Meloni dico questo: inizi dal togliere la fiamma dal logo del suo partito», ha detto la Segre che ha affidato il suo appello a Pagine Ebraiche (il mensile dell’Ucei). La posizione di Meloni sul punto però è chiara e il post su Facebook chiude, da parte sua, la questione. 

Anche il Pd ha scelto la giornata di ieri, sabato 13 agosto, per depositare simbolo e programma: il  contrassegno è il classico stemma del Pd, con il ramoscello d’Ulivo, e l’aggiunta, in basso, su fondo rosso, della scritta Italia Democratica e progressista.  Ironia della sorte, il contrassegno figura accanto a quello del Movimento 5Stelle, depositato poco prima dal leader pentastellato.

Accompagnato da Vito Crimi, Giuseppe Conte ha affisso personalmente in bacheca il simbolo: «Avete visto che bel rosso cuore? Corriamo da soli, il coraggio ce lo mettiamo noi», ha detto ai giornalisti. Il contrassegno contiene la scritta ‘MoVimento’, le cinque stelle e la data ‘2050′ a indicare l’orizzonte temporale del programma di governo. Nessuna indicazione di un leader contrariamente ai simboli di Lega, Fdi, FI, Impegno civico, Azione-Iv, Noi moderati: sotto questo aspetto l’ha spuntata Beppe Grillo, contrario a una forma eccessiva di personalizzazione del ‘suo’ partito; contrariamente Conte avrebbe voluto inserire il suo nome. 

Tra le curiosità da segnalare vi è il deposito di numerosi simboli che richiamano alla Democrazia Cristiana: ben 4 i loghi presentati. Tre di questi presentano lo scudo crociato, dei quali due sono identici e uno è senza bordo blu. Il quarto ha la croce ma sopra una sorta di vela bianca, e non sullo scudo. Tutti si chiamano Democrazia Cristiana. La questione di chi si possa o meno considerare erede dello storico marchio centrista è annosa e si ripropone a ogni tornata elettorale. Ma non basta, perché nelle tre bacheche del ministero dell’Interno compare un quinto scudo crociato: è quello contenuto nel simbolo dell’Udc, a sua volta inserito nell’alleanza con Brugnaro e poi nel cerchio ancora più grande di Noi moderati, il cartello dei centristi di Centrodestra. Un proliferare di croci, che difficilmente saranno tutte ammesse. Proprio la presenza dell’Udc potrebbe portare al “taglio” di tutti gli altri scudi. Possibile invece che si salvi la “vela crociata”. Tra le novità dei simboli depositati c’è anche il nuovo Psi di Stefano Caldoro, ex governatore della Regione Campania e oggi consigliere regionale di opposizione in Campania per Forza Italia: il logo ha il garofano rosso al centro.

Poi c’è una sfilza di simboli di piccole formazioni: da Esseritari al Movimento tecnico per la pace, dal Quarto Polo delle Piccole e Medie Imprese (con la scritta ‘i piccoli fanno grande l’Italia’ e l’effigie delle 10 lire) al Partito Federalista italiano. Poi “il simbolo più brutto delle elezioni”, definito così dallo stesso depositante, Pierluca Dal Canto: un contrassegno con una serie di scritte nere su fondo bianco, tra le quali spiccano “no alla cassa forense”, “no cavie”, “no carta digitale”, “no moneta elettronica” e persino “viva i poeti d’azione”. C’è chi si è fatto accompagnare dal cane per depositare il contrassegno di Destre Unite.

Tra gli ultimi depositati c’è il simbolo di D.A.I.N.O., cioè Difesa animalista indipendente nazionale organizzata. Anche Vittorio Sgarbi ha depositato un simbolo, quello di ‘Rinascimento’, che mostra il dettaglio della Sistema di Michelangelo. 

Oggi, invece, sarà il giorno di Marco Cappato, che depositerà il simbolo della Lista ‘Referendum e Democrazia con Cappato’. «In pochi giorni sono arrivate oltre 1000 disponibilità ed entro Ferragosto inizia la raccolta delle sottoscrizioni digitali», si legge in una nota con la quale si annuncia la decisione di presentare una propria lista. «Ancora una volta le elezioni sono state truccate per escludere chi non ha rappresentanza in Parlamento. Un sistema fatto per sbarrare la porta a chi sta fuori dal circolo dei partiti che ormai non riescono più a portare il 50% degli italiani a votare. La lista “Referendum e Democrazia” raccoglierà sottoscrizioni necessarie con firma digitale al sito www.listareferendumedemocrazia.it su una piattaforma privata come abbiamo già fatto per i referendum un anno fa. Il rispetto del principio di non discriminazione garantito dalla Costituzione passa anche dal garantire la partecipazione alle elezioni del 25 settembre di chi non ha l’esenzione della raccolta firme», ha dichiarato Marco Cappato.

domenica, 14 Agosto 2022 - 10:05
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