Parlamento, oggi si eleggono i presidenti delle Camere ma per Giorgia Meloni è già stallo messicano con gli alleati


Non inizia nel migliore dei modi il mandato del centrodestra alla guida del Paese. Se un banco di prova può essere considerata l’elezione dei presidenti delle Camere, si può dire che l’esordio di Giorgia Meloni e della sua coalizione è già accidentato.

Oggi, alle 10, si insediano i neo eletti al Senato, un Senato peraltro ridotto dopo il taglio dei parlamentari a 200 componenti, e arriverà probabilmente al fotofinish per la scelta del presidente. Per la premier in pectore deve essere Ignazio La Russa e ha chiesto ai suoi alleati una votazione compatta. L’accordo non ancora stato definito, si lavora per chiuderlo prima delle 10, quando comincerà la seduta a Palazzo Madama, e dovrà includere anche la presidenza della Camera, destinata probabilmente alla Lega (l’elezione è venerdì 14), nonché le caselle dei ministeri.

Il centrodestra, insomma, già procede tra fibrillazioni e scosse sotterranee, tra incontri tra i leader e dichiarazioni incrociate. Forza Italia, per esempio, non manca di rimarcare il disappunto per l’esclusione di Licia Ronzulli, fedelissima di Berlusconi, dal Governo. Tanto da far temere il rischio di franchi tiratori. Per scongiurare questa ipotesi, in una vigilia piena di tensioni, la leader di FdI ha aperto una trattativa serrata e praticamente a oltranza con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, che non rinunciano alle loro mire su diversi dicasteri di peso. Con la Lega che rilancia sul Viminale e anche sulla presidenza di Palazzo Madama. E Forza Italia che rivendica la Giustizia.

I tre leader si dicono ottimisti, in primis Meloni che aggiunge di essere anche «tranquilla», ma a ben guardare la situazione è ancora di stallo. La giornata di ieri è iniziata con un colloquio la mattina tra la leader di Fdi e l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, che era accompagnato da Roberto Calderoli. Ed è  continuata con il bilaterale con il Cavaliere a Villa Grande. Un incontro al quale ha partecipato anche Ignazio La Russa. Tutto questo mentre al Consiglio federale, convocato alla Camera, la Lega è tornata ad alzare la posta, puntando sul Viminale e sul nome di Calderoli per il vertice di Palazzo Madama.

In assenza di un accordo complessivo, la coalizione al Senato potrebbe decidere di votare scheda bianca al primo scrutinio, per non bruciare La Russa. Il suo nome, con quello Riccardo Molinari per la presidenza di Montecitorio, era inserito nell’intesa di massima per la seconda e la terza carica dello Stato che in mattinata pareva definita. “Non ci sono problemi, un accordo c’è”, spiegava Giovanbattista Fazzolari, uno dei colonnelli di FdI che da giorni lavorano al fianco di Meloni per fare in modo di chiudere rapidamente dopo l’incarico e arrivare al 24 ottobre con una squadra di governo pronta a partire.

Poi nel corso della giornata ha preso corpo nella Lega anche la candidatura di Nicola Molteni per Montecitorio. Per gli alleati prima di accettare qualsiasi soluzione serve un patto sulle caselle dei ministeri. Non a caso, Matteo Salvini (in mattinata sarebbe stato anche lui da Berlusconi, secondo voci smentite) a stretto giro ha convocato il Federale della Lega. Così il braccio di ferro è ripreso, ed è stato rimesso in discussione anche il ticket per le Camere.

Lo schema proposto da Meloni non è stato ben accolto da Berlusconi: tra i due non ci sarebbe feeling, è la tesi diffusa nella maggioranza, lui mal sopporta l’atteggiamento di lei, che a sua volta fatica a fare i conti con i diktat dei soci di minoranza. Berlusconi è anche alle prese con un partito in agitazione e non poche tensioni in famiglia, a quanto si apprende, per come è stato gestito il caso di Licia Ronzulli. La leader di FdI non intende accontentare il Cavaliere con un ministero di peso per la sua fedelissima. Ma su Ronzulli «andiamo avanti», chiariscono fonti azzurre esprimendo una certa irritazione.

E per la premier in pectore il rebus si fa sempre più intricato, con sempre meno tempo a disposizione per completare un puzzle in cui manca anche la cruciale casella dell’Economia. Fazzolari – racconta l’Ansa – avrebbe avuto una telefonata con Biagio Mazzotta proponendogli la guida del Mef. Il Ragioniere generale dello Stato si sarebbe preso tempo per valutare. Restano sul tavolo poche altre soluzioni tecniche, incluso Domenico Siniscalco, e una politica: il leghista Giancarlo Giorgetti.

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giovedì, 13 Ottobre 2022 - 09:10
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